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Sto per rivolgere la mia domanda a Ibrahimovic, nel corso della conferenza stampa di presentazione. Zlatan mi precede: "Come va il cavallo con il mio nome?”. Lo svedese, pur essendo passati nove anni, si ricorda bene che a un mio cavallo da corsa avevo dato il nome di Ibra Supremacy. "Caro Zlatan - rispondo - andava così piano che l’ho regalato. Correvi più forte tu a piedi che lui sulla pista di San Siro". "Dovevi comprare me!", chiude, sorridendo. 

Non è cambiato Zlatan Ibrahimovic. Almeno come carisma, autorevolezza, personalità, simpatia. La sua presenza ha riempito la conferenza stampa, in attesa che torni poi a diventare grande protagonista anche sul campo. Guardandolo, sentendolo, sembra che il tempo non sia mai passato, anche se purtroppo è trascorso per un Milan che non ha nella sua rosa i tanti campioni dei suoi anni. Non vi sono comunque dubbi che Ibra rappresenti la figura più  indispensabile che i dirigenti rossoneri potessero trovare sul mercato, per le caratteristiche che ho già elencato. 

Oggi non sarebbe servito un grande giocatore, magari giovane, che avrebbe rischiato di affogare nelle difficoltà che sta attraversando la squadra da ormai troppo tempo. Con il giocatore svedese questo rischio non si presenterà, perché nessuno può trascinare sul fondo Zlatan, ma piuttosto è lui che certamente contribuirà a aiutare i suoi compagni a emergere dalle acque limacciose che stanno soffocando, da anni le ambizioni rossonere. I tifosi sono tutti con lui, come stanno dimostrando le continue manifestazioni di affetto e di totale condivisione con la decisione della Società. 
Società ancora fortemente irritata per la pessima figura contro l’Atalanta. A chiusura della conferenza stampa dello svedese, significative le parole di Zvonimir Boban, taglienti, dure, potenti: "Non dobbiamo nasconderci dietro le spalle di Zlatan. Non abbiamo  dimenticato l’orrida e inaccettabile sconfitta di Bergamo. Dobbiamo altresì sperare che cambi il corso di questa stagione. Ci auguriamo  che Zlatan ci aiuti". 

Un disastro dunque che i dirigenti di Casa Milan non hanno certo digerito. Anche Paolo Maldini ha parlato  con la squadra, a Milanello, guardando  negli occhi, a uno a uno, tutti i componenti della rosa e mettendoli di fronte alle loro responsabilità. Quindi avanti con Ibra, ma con la speranza che il 2020 aiuti il Milan a ritrovare quello spirito fondamentale per uscire da una classifica totalmente insufficiente. Il match di lunedì, avversaria la Sampdoria, non rappresenta solo il saluto a Ibrahimovic, tornato a indossare la maglia rossonera, ma soprattutto deve essere il primo forte segnale che la squadra, a Bergamo, sia stata colta da improvvisa e nefasta amnesia. Una buca sulla strada del campionato. Una buca profonda che deve essere coperta da una prestazione degna, pugnace, orgogliosa, magari coronata già dal primo gol di Zlatan Ibrahimovic!