Luiz Adriano, El Shaarawy, Diego Lopez, Mexes, Nocerino, de Jong e a questo elenco avremmo potuto aggiungere Cerci, se in soccorso del Milan non fosse arrivato il Genoa dell'amico Preziosi, ma soprattutto il via libera del fondo qatariota proprietario insieme all'Atletico Madrid dell'ex granata. La recente vicenda che ha visto protagonista Luiz Adriano e l'incredibile dietrofront del Jiangsu Suning riporta d'attualità un tema decisamente spinoso in casa Milan negli ultimi tempi, ossia la difficoltà cronica di vendere i propri calciatori in esubero.

EL SHAARAWY, IL NODO RISCATTO - Se le modalità con cui si è sviluppata la trattativa con la formazione cinese e soprattutto con cui è tramontata non possono essere ascrivibili al Milan, desta molte più perplessità la gestione degli altri calciatori sulla lista dei partenti. Dallo stesso El Shaarawy (3 milioni netti fino al 2018), deprezzato da una serie di stagioni sottotono e condizionate dagli infortuni e ceduto in estate al Monaco con una formula molto particolare (prestito con obbligo di riscatto subordinato ad un certo numero di presenze) che si prestava palesemente al repentino voltafaccia della formazione del Principato, alle situazioni quasi kafkiane di de Jong (3 milioni fino al 2018) e Diego Lopez (2,5 milioni fino al 2018), esclusi da settimane dai piani tecnici rossoneri.

DE JONG, LOPEZ E IL PROBLEMA STIPENDI - Il minimo comune dominatore è la bizzarra politica degli ingaggi che contraddistingue il corso milanista da qualche anno a questa parte e che piazza il club di via Aldo Rossi al secondo posto in Serie A per monte stipendi a fronte di risultati molto deludenti sul campo. Troppi i calciatori arrivati ultimamente, spesso mediocri o di valore non eccelso, con ingaggi che li rendono poi difficilmente piazzabili anche sul mercato estero. E' stato così pure per due giocatori con una più che discreta esperienza a livello internazionali come Diego Lopez, che ha respinto nell'ordine tutte le offerte arrivate da Bournemouth, Valencia, Siviglia, Malaga e Besiktas, e di de Jong, mai convinto del tutto dagli approcci di Leicester in Premier League e Werder Brema in Germania e dalla MLS. A fronte di questo, come si può parlare di sfortuna, di fatti accidentali, quando chi è causa del suo male dovrebbe piangere se stesso?

@AndreaDista83