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  • Milanmania: si chiude l'era Berlusconi, ma diamo tempo ai cinesi

    Milanmania: si chiude l'era Berlusconi, ma diamo tempo ai cinesi

    • Luca Serafini
    Morto un closing, se n'è fatto un altro. Silvio Berlusconi non è più il proprietario del Milan: alla fine hanno prevalso la stanchezza, la salute, l'opportunità. Argomenti che hanno indotto a un passo mai veramente metabolizzato, mai veramente desiderato. E' stato un atto imposto dai tempi, dalle pressioni, inevitabile dopo quello che Berlusconi ha rappresentato ma che da anni non aveva più forza né volontà per emulare. Un passaggio di mano necessario, per quanto accompagnato da dubbi e misteri che potranno essere dissipati soltanto dalla nuova gestione. Di cui si sa poco e in cui si spera molto.

    Resterà dell'epopea Berlusconi una collezione di trionfi difficilmente eguagliabile, passerà alla storia come la più rivoluzionaria e vincente di sempre per mentalità, strategie, costanza che si sono spente sotto il peso dell'età, di incalzanti impegni diversi. Il declino fisiologico poteva e doveva essere gestito diversamente, all'altezza della grandeur vissuta: bastava cambiare comunicazione e filosofia, percorrendo davvero la strada - soltanto reclamizzata - dei giovani, degli italiani, del ridimensionamento mirato a una rinascita graduale. Invece il crollo è stato sancito da slogan anacronistici, da scelte fallimentari, da campagne acquisti miserabili farcite da passaggi demenziali, da un'arroganza incontenibile e sprezzante nei confronti dei tifosi e persino di qualche consanguineo come Leonardo, Seedorf, Inzaghi, Brocchi e prima ancora Maldini, Pirlo, Ambrosini. Non è stato un declino, è stata la disgregazione di un modello che ha finito con il travolgere la qualità della squadra spazzandone via identità e risultati. Berlusconi parla di impossibilità di tenere il passo finanziario dei nuovi padroni del grande calcio, un'ultima piccola grande bugia del 188esimo uomo più ricco del mondo il quale per primo sa e sostiene come i soldi non siamo l'unico requisito per vincere. E comunque questa risorsa davvero non gli è mai mancata. L'esperienza orientale dei vicini di casa nerazzurri non autorizza euforie o sogni illimitati: contrariamente ai nuovi più importanti investitori sbarcati nel calcio europeo, i cinesi non sono preparati sull'argomento, non hanno uomini e staff di loro fiducia da insediare per la gestione, non hanno idee chiarissime su come mantenere il valore del brand appetibile senza un piano sportivo credibile e ambizioso. Diamogli tempo. Ne è stato perduto così tanto in casa rossonera durante il lungo tramonto, che non sarà una nuova alba a destare inquietudine. Purché rinascano presto i giorni del Milan. 

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