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Quasi un rituale negli ultimi anni a Milanello quello che parte dello spogliatoio ridotto alle lacrime al momento di salutare l'allenatore di turno che saltava. Si piangeva nel gennaio 2014 per Allegri, qualcuno (non molti a dire il vero) si sarà dispiaciuto per l'addio di Seedorf prima e di Inzaghi poi; le guance sono tornate umide nelle ultime ore dopo la notizia dell'avvicendamento di Mihajlovic con Brocchi. Scene viste e riviste, stucchevoli, al limite del patetico.

PAROLE A VANVERA - Lo abbiamo già scritto nei giorni scorsi, ci ripetiamo perchè il messaggio risuoni forte e chiaro: si è scritto (evidentemente a sproposito) che la squadra fosse con l'allenatore, non sono mancate le dichiarazioni pubbliche di stima e vicinanza a Mihajlovic, gli endorsement sia da parte dei "senatori" dello spogliatoio che degli ultimi arrivati, ma alla prova dei fatti non se n'è accorto nessuno. Il destino del serbo era segnato da tempo, a prescindere dalle considerazioni dei calciatori, ma quando sosteniamo che il Milan abbia bisogno di tornare a puntare su uomini veri prima ancora che su giocatori tecnicamente migliori di questi pensiamo di farlo a ragion veduta. E la dimostrazione più chiara arriva dalla prova d'orgoglio contro la Juventus dopo aver pascolato per il campo contro Sassuolo, Chievo, Lazio e Atalanta.

BASTA LACRIME - Le lacrime di coccodrillo non impietosiscono più nessuno, non fanno più alcun effetto. Rendono ancora più amaro il sapore in bocca per l'ennesima decisione di Berlusconi senza nè capo nè coda. Il Milan come lo intendevamo non esiste più, si cambi pure la denominazione (magari in AC Berlusconi) se servisse ad accrescere ulteriormente l'ego smisurato di un uomo che ha perso ogni riferimento con la realtà. Nel frattempo, i tifosi si arrabbiano e loro, i giocatori, piangono. Senza vergogna, dal primo all'ultimo.
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Andrea Distaso