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Nell’estate del 2009 è stato a un passo dalla Juventus, poi dal Real Madrid e dal Napoli, finendo però per restare all’Udinese, per uno strano scherzo del destino: allora vestiva anche la maglia della Nazionale come vice di Andrea Pirlo, quello che considerava il miglior centrocampista al mondo e che oggi lavora come allenatore. Anche lui, Gaetano D’Agostino, siede su una panchina: quella dei blucelesti del Lecco, 7° nel girone C di Lega Pro a pari punti con la Juventus U23, squadra dove avrebbe potuto incontrare proprio lui, l’ex compagno di reparto che invece, come sappiamo, ha trovato una diversa destinazione. Lo abbiamo intervistato per commentare dal suo punto di vista la stagione delle sue ex squadre di Serie A, della Juve di Pirlo e non solo...

Mister, come vede la “sua” Roma alla luce del tonfo nel derby e delle recenti prestazioni?
La Roma deve imparare a vincere gli scontri diretti, non ci sono scuse… Quest’anno ha fatto bene, ha dimostrato di essere micidiale quando trova spazio, ma le manca qualcosa per il salto di qualità. Credo che farà ancora fatica a raggiungere i livelli delle prime in classifica, alcuni giocatori devono crescere: d’altro canto ha uomini di grande esperienza come Pedro e una pedina importante come Borja Mayoral, che si è fatto trovare subito pronto per aiutare la squadra.

Anche l’Udinese sta vivendo un periodo non facile…
Quella di Gotti è una squadra molto fisica, ma con poca fantasia. L’unico a “salvarsi”, da questo punto di vista, è De Paul, che fa da tramite fra il centrocampo e l’attacco dove però manca qualità: nel reparto avanzato devono lavorare molto, fare il possibile per alzare il livello. L’argentino mi piace: ha grande carisma, con la Nazionale è abituato a giocare insieme ai top player e secondo me è davvero pronto per il grande salto.

E la Fiorentina? Pensa che possa rischiare la retrocessione?
La Fiorentina deve trovare continuità: con la Juventus ha fatto una grande partita grazie a quella motivazione che negli incontri con i bianconeri non manca mai, sfruttando al massimo il momento “incerto” degli avversari. In attacco ha le potenzialità per fare bene, anche solo con Vlahovic, ma prende ancora troppi gol. È una squadra di blasone e spero che possa rialzarsi in fretta, ma non è abituata a stare in quella posizione di classifica, quindi è difficile fare previsioni.
Nei mesi scorsi si è detto “perplesso” della scelta di Pirlo come allenatore della Juventus. Che cosa ne pensa ora, alla luce dei risultati?
Credo che il suo lavoro potrà essere giudicato soltanto tra qualche tempo, quando sarà riuscito a trasmettere ai ragazzi le sue idee. Penso ancora che sia stata una decisione un po’ affrettata, ma in Champions finora ha fatto bene, quindi è presto per criticarlo. In una piazza come la Juventus è difficile riuscire subito a unire vittorie e bel gioco, lo abbiamo visto anche con Allegri e Sarri: non si può vincere e far divertire se non si è Guardiola o Klopp… Mi sarebbe piaciuto vedere Andrea in una squadra come la Fiorentina, partire “dal basso” e guadagnarsi a poco a poco il grande salto, sulla scia di quello che sta facendo De Zerbi.

Da allenatore, che cosa chiederebbe alla società se fosse al suo posto?
Come si è visto nella partita contro l’Inter, alla Juve servono giocatori in grado di saltare l’uomo: Cristiano Ronaldo, per quanto sia un marziano, non può più allontanarsi così tanto dalla porta, deve essere solo un finalizzatore come Ibra. Magari quel tipo di lavoro lo può fare Morata, che ha anche qualche anno in meno… Tralasciando nomi come Gnabry e Sterling, fuori dalla portata delle italiane, a Pirlo potrebbe fare comodo Zaniolo: al di là dell’infortunio è già al top nell’uno contro uno, riesce a perforare le difese con una facilità incredibile. E poi se fossi Pirlo non lascerei più fuori Kulusevski e Chiesa, dovrebbero giocare sempre.

Quali colleghi allenatori considera un punto di riferimento?
Nel panorama attuale apprezzo molto Gattuso e Pioli, oltre al già citato De Zerbi, ma anche Filippo Inzaghi è un esempio per il lavoro fatto con il Benevento. Poi c’è Gasperini, ma ormai non è più una sorpresa…

Un’ultima curiosità: ci racconta come è nato il “golazo” segnato un paio di mesi fa dalla terrazza dello stadio del Lecco, immortalato in un video diventato virale?
Ero in pausa sigaretta con alcuni collaboratori e abbiamo fatto una sorta di scommessa: ho preso il pallone e ho tirato verso la porta, senza farne tante (ride, ndr.)… Ammetto che non ci ho più riprovato: non so se questi colpi riescono due volte!