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C'è un proverbio africano che recita: "Se vuoi arrivare primo, corri da solo; se vuoi arrivare lontano, cammina insieme". E anche i sogni si realizzano camminando insieme, anche fra padri e figli. Realizzare il sogno di un padre. E' quello che ha fatto il figlio d'arte Timothy Weah, che questa sera ha debuttato ai Mondiali con la maglia degli Stati Uniti, segnando il gol dell'1-0 per la nazionale a stelle e strisce. Il padre, George Weah, quel sogno non ebbe mai modo di vederlo realizzato. Grandissimo giocatore e Pallone d'Oro nel 1995, Weah giocava in una nazionale, la Liberia, troppo piccola e troppo debole per poter ambire, all'epoca, a giocare i Mondiali, nonostante i suoi 16 gol in 60 presenze.

Il figlio di George (che nel frattempo il suo cammino nella vita lo ha proseguito diventando presidente della Liberia) è nato a Brooklyn nel 2000, ed è cresciuto con un percorso totalmente diverso da quello del padre, che arrivò in Europa a 22 anni, per giocare nel Monaco (per poi andare al Paris Saint Germain e al Milan). Timothy è cresciuto calcisticamente fra gli Stati Uniti e il Paris Saint Germain (dal 2014 fino al debutto in Ligue 1 il 3 marzo del 2018). In seguito è passato al Celtic e quindi al Lille. Sempre nel 2018, il 27 marzo, Weah JR ha esordito con la nazionale statunitense, nell'amichevole vinta per 1-0 contro il Paraguay, diventando così il primo giocatore nato negli anni 2000 a giocare con gli USA, il primo passo per arrivare ai Mondiali.
Carmelo Bene diceva di George Weah: "Lui è shakespeariano. L'Atto Puro. L'Immediato. Lui è pre-veggente, uno che vede prima. Weah vuol dire Giuoco, nel senso di simbolo del mondo. È il Bambino, la trasgressione che il pubblico non s'aspetta, l'accadimento imprevisto". Un padre, un bambino, la magia del gioco del calcio, un sogno che un figlio si appresta a realizzare, anche in nome del padre. Oggi, Stati Uniti-Galles, Qatar 2022, minuto 36': Timothy Weah segna, nel nome del padre.