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Tempo. Possiamo non farci caso, possiamo decidere di non guardare l'ora, di non portare l'orologio, ma la sostanza non cambia: agli appuntamenti bisogna arrivare puntuali. Tempo. E' quello che si leggeva domenica sera negli occhi veloci di Vincenzo Montella. L'allenatore della Sampdoria stava commentando un'onorevole sconfitta contro la Juventus, sottolineava con garbo un intervento di Bonucci sul suo Fernando che davvero non gli era andato giù. Con altrettanto garbo rispondeva al commento domenicale di Corrado Orrico, che gli rimproverava di aver giocato “un po' troppo da Juventus”. Poi, nel finale, ecco che gli occhi di Montella s'infiammavano, all'improvviso. Che ne pensa del caos Roma e dell'imminente esonero del collega Garcia? “Gli esoneri fanno parte dei rischi del mestiere”, semplicemente. Certo, seguirà una breve puntualizzazione sull'inevitabile solidarietà al collega, ma la prima risposta è quella che conta. E arriva rapida come, fulminee erano le giocate dell'ex attaccante.

Tempo, Montella lo sa bene. Pure lui aveva aspettato, pure troppo. E' la storia di un appuntamento rinviato cento volte. Lasciata la Fiorentina, l'Aeroplanino (uno dei più azzeccati soprannomi dell'era post Gianni Brera) sembrava pronto a volare verso mete ambizione: Milan e poi Napoli, ma soprattutto Roma. Poteva finire in giallorosso già l'estate scorsa, tornare in quella piazza dove aveva entusiasmato da calciatore e dove si era fatto subito amare pure da giovane allenatore. Aveva pensato, Montella, che a casa sarebbe rimasto poco, fortificato nelle sue convinzioni dall'attacco allo staff tecnico di Garcia, offensiva lanciata dagli americani ancor prima che la nuova stagione prendesse il via. Niente, troppo facile fare la cosa giusta. Perché sulla candidatura pare sia scesa una delle fumose teoria di Walter Sabatini, il più intellettuale tra i direttori sportivi italiani. Potrebbe essere la passione per la letteratura ad aver spinto il nostro a lanciare la raffinata teoria del “no alle zuppe riscaldate”, conosciuta anche come “attenti ai cavalli di ritorno”. Meglio ipotizzare un arrivo del santone Bielsa o del santino Sampoaoli. Farsi stuzzicare dall'idea di dialogare di calcio con Leonardo, altro outsider che nelle ultime ore sembra prendere quota. La cosa più semplice no, perché mai la Roma avrebbe dovuto ingaggiare il miglior allenatore disponibile. Troppo facile, almeno fino a quando non entrerà in campo il pragmatismo Usa di Pallotta, pronto magari a ripiegare su Luciano Spalletti, altra zuppa riscaldata, l'unica al momento rimasta disponibile. Già, perché nel frattempo Montella si era stufato di aspettare. Anche in questo caso l'allenatore si è dimostrato sveglio, intelligente e probabilmente dotato di un certo tempismo. Inutile girarci intorno: il successo di Paulo Sousa a Firenze e la memoria corta del tifoso medio rischiavano d'impolverare in fretta quando di buono aveva fatto il tecnico sulla panchina viola. Montella aveva annusato l'aria, si era rotto di aspettare e decideva di buttarsi in una nuova avventura. La Roma non lo aveva voluto? E allora va bene gettarsi tra le braccia di un romanista, Massimo Ferrero, il Viperetta, vulcanico ed enigmatico presidente della Sampdoria. Certo, il rischio c'è, se ti butti tra le braccia del presidente Ferrero, non fosse altro che sai di avere davanti un buontempone: tu ti butti e lui magari si sposta. E già alla vigilia dell'Epifania, dopo la bella vittoria nel derby, c'era qualche cronista maligno (cioè il sottoscritto) che chiedeva: “Scusi Montella, ma perché ha scelto la Sampdoria?”. Nel senso: non aveva lasciato la Fiorentina perché il mercato viola non sembrava soddisfare le sue legittime ambizioni? Già qui, come la domenica successiva, gli occhi dell'allenatore si facevano ancora più brillanti. Sorriso, sempre. Però la risposta suonava secca: “Non è stato questo il motivo del mio addio a Firenze”. Già, forse la verità era un'altra, forse davvero a Montella era stata promessa la Roma. Bastava aspettare, due mesi, forse qualcosa in più, poca roba, ormai Garcia ha davvero i minuti contati.
E invece via, alla Samp. Dove l'avvio è stato difficile, ma l'intelligenza di Montella sta ancora una volta facendo la differenza. Vero, la prima parte della sfida della Juventus l'ha giocata alla Montella, in modo piuttosto spregiudicato. Credo possa avere un'attenuante: comunque te la giochi difficilmente puoi fermare la Juventus, almeno di questi tempi. Altra storia al derby, vinto, con merito: nel primo tempo la Samp ha dominato, ma ha lasciato che fosse il Genoa ad avere il maggior possesso palla: 70 contro il 30% blucerchiato. La Samp di Montella ha giocato come meglio sapeva fare la Sampdoria di Zenga. “Perché Vincenzo è sveglio, sa capire, sa adattare il modulo alle caratteristiche dei giocatore. Giampiè, te spiego: Montella sa fare tutto quello che Garcia non è mai riuscito a fare, il francesino non si adatta, non cambia idea, non studia, gli interessa solo la fre...”. Chiaro così. E' da quest'estate che Federico, il mio romanista di fiducia, sa che Montella sarebbe stato l'allenatore giusto. Peccato che Sabatini non vada a mangiare nella pizzeria di Federico. In fondo gli piacerebbe, la piazza è ottima e piace molto anche a certi intellettuali, Nanni Moretti per esempio. Non sarà Bielsa, ma ha diretto grandi film.