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"Io mi fermo qui": Riccardo Montolivo appende le scarpe al chiodo. L'ex centrocampista di Milan, Fiorentina, Atalanta e della Nazionale ha dichiarato al Corriere della Sera e al Corriere dello Sport: "Resto a vivere a Milano con la mia famiglia. Cosa farò adesso non lo so, devo pensarci". 

"Quando Gattuso preferì avanzare Calabria invece di farmi giocare contro la Fiorentina ho capito che il problema non fossi io e che le risposte alle mie domande non sarebbero mai più arrivate. Ho parlato con il tecnico, mi ha detto che i miei dati nei test non erano al livello dei miei compagni. Come sarebbe stato impossibile visto che fino a metà novembre non mi è mai stato concesso di allenarmi con il gruppo. Per giustificare la mia chiamata, poi, Gattuso fece riferimento all'indisponibilità di Brescianini e Torrasi, due Primavera. Quasi dovesse scusarsi. Dopo il 'torello' con la squadra, venivo invitato ad allenarmi, spesso solo, altre volte con Halilovic o con i giovani della Primavera. Per me non è successo nulla con Gattuso, ma non so. Non sono riuscito a spiegarmi questa situazione e non ho mai avuto risposte. Eppure, quando sostituì Montella, Gattuso chiamò me e qualche altro giocatore più esperto per chiedere e ottenere il giusto sostegno". 

"Non ero più capitano dall’estate precedente, dopo l’arrivo di Bonucci, Montella e Mirabelli mi dicono che avrei dovuto cedergli la fascia di capitano. Rispondo che non mi sembrava una buona idea, perché il Milan era un grande club, aveva equilibri delicati, altri compagni come Bonaventura avrebbero svolto meglio quel ruolo e comunque la decisione doveva essere presa nello spogliato. Loro risposero che non c’era discussione, era la scelta dell’allora presidente Yonghong Li. Stessa risposta che ebbi da Bonucci". 

"Biglia era un acquisto importante e poteva starci un cambio delle gerarchie, lui titolare e io a giocarmi il posto. A fine luglio 2018 non parto con i compagni per gli Usa, non mi venne mai spiegato perché. I dati di Milan Lab confermarono la mia ottima condizione, ma evidentemente non era questo il problema. La decisione mi venne comunicata dal team manager, con un sms il giorno prima della partenza". 

"Poi ne ho parlato anche con Leonardo e Maldini, tutti mi dissero che ero diventato la terza scelta, che dovevo capire. Ma era un senso di ignavia, la cosa che più mi deprimeva. Dopo l’episodio di Milan-Fiorentina, mi è sembrato chiaro che non fossi più la terza scelta. Forse ero diventato la nona. Poi entrare in finale di Coppa Italia sul 4-0 per la Juve non era certo una manifestazione di stima e affetto". 

"Sono rimasto per motivi diversi. A fine luglio, dopo la non convocazione per la tournée, mancavano una manciata di giorni alla fine del calciomercato, che quell’estate chiudeva a Ferragosto. Poi a gennaio era iniziato uno stillicidio di voci. Io stavo bene, sto bene, ma qualcuno iniziava a non crederci: come se non si volesse contraddire il Milan e puntare su di me. Comunque sia chiaro: non ho mai rifiutato un trasferimento".