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Alvaro Morata, attaccante della Juventus, parla a El Pais dal ritiro con la Spagna, toccando l’argomento critiche da parte dei tifosi: “Nessuno è perfetto, non siamo macchine, so cosa mi viene richiesto. Le critiche e i fischi non mi fanno arrabbiare, anche se mi dà fastidio. Ma l'odio no. Dentro il campo possono insultarmi o sputare, ma fuori quando vado a passeggio io, o mia moglie, con i miei figli, no, è diverso. Sono stato fuori quasi un mese e nella fretta di rientrare non stavo bene fisicamente. Ho dovuto lavorare molto per la squadra e non ero lucido per fare gol”. 

POCA VOGLIA - “Ci sono stati momenti in cui mi svegliavo nella stanza e non avevo voglia nemmeno di alzarmi. Non avevo energie. Fino a quando scendevo a fare colazione e vedevo i miei colleghi o parlavo con mia moglie al telefono e mi tornava la voglia di tutto. Non ho più 20 anni, non posso preoccuparmi di queste cose, ho dei figli, una moglie e devo insegnargli che bisogna andare avanti anche se non si ha voglia”.
IL RUOLO - “Le ultime partite le ho giocate a sinistra, quasi coprendo la fascia, ma l'importante è giocare e fare quello che chiede l'allenatore. Ovviamente mi piacerebbe giocare meglio e segnare più gol. Prima dell'infortunio stavo bene”. 

IL FUTURO - “Siamo tutti sotto pressione, dato che sono in prestito [dall'Atlético], può darsi che le persone parlino e mi guardino di più, ma quando non sei il padrone del tuo destino, l'unica cosa che puoi fare è lavorare".