Appena ti alzi dalla panchina, infili l’uscita dello stadio e dai le spalle al campo c’è sempre qualcuno che ti lancia una freccetta sulla schiena. Punture al veleno. Capita così, quando sei un allenatore di successo. Di Antonio Conte - in tutti questi anni - abbiamo sentito sempre e solo elogi. Sulla personalità, sui metodi di allenamento, sulla gestione dello spogliatoio, sulla mentalità vincente. Ha vinto in Italia con la Juventus (tre scudetti di fila all’inizio del nuovo ciclo bianconero) e dopo il biennio con la nazionale (eliminato ai quarti di finale ad Euro 2016) è andato a vincere anche in Inghilterra, Premier (2016-17) e Fa Cup (l’anno scorso).

Trionfatore nei campionati nazionali (negli ultimi cinque disputati ne ha vinti quattro e una volta - l’anno scorso - è arrivato 5°) e perdente in Europa. Ma indubbiamente è un allenatore che ha lasciato il segno, riscuotendo sempre complimenti. Ora qualcosa sta cambiando. E la ripartenza anti-Conte trova la sua base nei suoi ex giocatori. Ha cominciato Morata, rinato a Stamford Bridge dopo l’addio di un Conte che ha liquidato così: «Sarri sì che mi sa valorizzare», addentrandosi anche in analisi prettamente tecniche: «La scorsa stagione la manovra si incentrava sulle palle alte dirette a me e io dovevo proteggerle dando spalle alla porta, non la mia migliore qualità…». Alè. Prima freccetta al veleno.

Ha continuato Fabregas, un altro che con Conte non ha mai legato. «Ingabbia i giocatori creativi», ha detto lo spagnolo. Fabregas è stato un jolly prezioso nel primo anno di Conte al Chelsea, e ha maturato un minutaggio considerevole l’anno scorso: ma l’amore tra i due non è mai sbocciato (eppure a marzo lo stesso Fabregas aveva pubblicamente elogiato Conte: «E’ un grande uomo di calcio e un allenatore intelligentissimo», mai fidarsi dei calciatori…).
Nello stesso solco dei due spagnoli ecco Rudiger, la dichiarazione è freschissima. L’ex Roma ci è andato giù pesante. «Sarri ci fa sentire vivi. Con lui giochiamo decisamente meglio. Niente a che vedere con l’anno scorso…». Si sa come sono fatti i calciatori. Gli vai bene finché gli vai bene, prima ti esaltano, poi ti sopportano, infine ti scaricano. Da Sacchi a Mourinho, passando per il Trap e arrivando a Guardiola: bisogna sempre mettere in conto che quando una storia finisce partono le freccette di veleno. Fa parte del gioco, è la commedia delle parti.

Scommettiamo? Tra un paio d’anni, quando il ciclo di Sarri al Chelsea si sarà esaurito, ci sarà qualcuno che avanzerà dubbi sulle sue metodologie di allenamento, qualcun altro che lo accuserà di spremere psicologicamente i suoi giocatori, altri ancora che punteranno il dito perché hanno giocato poco e altri ancora che lo additeranno a cattivo esempio perché fumava troppo. Non stupitevi. Il calcio è un circo. La cronaca vive di scaramucce, elogi più o meno finti, complimenti a comando, frasi fatte, veleni e dispettucci. Sarà la Storia ad assegnare ad ogni allenatore il suo posto e a rendere più o meno merito al lavoro che ha fatto.