181
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport e da Repubblica l'ex presidente dell'Inter, Massimo Moratti, ha commentato la vittoria dello scudetto completata ieri dalla squadra guidata da Antonio Conte

DEDICA - "A mio padre, a Facchetti e Prisco, a Bellugi e Corso, grandi interisti che avrebbero festeggiato come pazzi. E a tutti i tifosi con cui condivido questa gioia. È lo scudetto del “Finalmente!”. Molto toccante è stato lo scambio di messaggi con Steven Zhang, ieri pomeriggio"

IL PENULTIMO SCUDETTO - "Il clima meraviglioso che c’era a Siena, al termine della partita più difficile di quel campionato. Riuscimmo a festeggiare malgrado il pensiero della finale di Champions che incombeva. Ma io ero molto ottimista. Più bello da tifoso o da presidente? A livello di adrenalina, da primo responsabile non c’è paragone. Ma se pensi che nella vita c’è anche altro, stai molto più sereno".

CICLO - "Il primo scudetto servì ad avviare un quinquennio unico, culminato con l’apoteosi di Madrid. Questa Inter ha tutto per aprire un ciclo e fare bene anche in Champions".

SUNING - "Sì, perché Suning è una potenza. Ma le variabili Covid e Pechino non erano facili da immaginare. Ora però credo che sia tornato il sereno. Superlega? L’Inter ha sperato di entrarci senza farsi notare e di uscirne senza che nessuno se ne accorgesse. Non il massimo".
AGNELLI - "Mi dispiace perché l’hanno martellato tutti e in fondo veniva da 9 scudetti consecutivi, ma Agnelli (con Perez) ha fatto un gran pasticcio, sbagliando comunicazione e tempi. I paragoni con basket e F.1 non hanno senso. Il calcio è passione e sentimento. Lo spettacolo per la gente viene dopo".

SAN SIRO - "Sono di parte. Per me basterebbe riammodernare il Meazza. Senza dimenticare che la nuova congiuntura economica non aiuta un progetto costosissimo come questo".

CONTE - "I suoi meriti sono enormi. Ci ha messo a lungo la faccia. E non era facile isolare la squadra da tutti i problemi societari. Una situazione per lui nuova, mentre la capacità di tenere tutti, anche chi gioca poco, sul pezzo già gliela si riconosceva. Rinnovo? Con me le scadenze degli allenatori non erano così importanti... (ride, ndr). Però bisogna andare avanti con lui. La gara di Coppa contro la Juve? Quella serata ha sancito la nascita del Conte anti-juventino. Che soddisfazione!"

HAKIMI E LUKAKU - "Hakimi come Maicon. Due armi improprie, bravi a difendere e imprevedibili e micidiali quando attaccano. Quando Lukaku parte da metà campo palla al piede ti chiedi cosa succederà e il 90% delle volte succede quello che ti auguri! Poi Barella. Si vede che l’Inter gli è entrata sotto pelle, che dà sempre l’anima. Ma voglio citare anche Ranocchia, ragazzo d’oro che per la pazienza ha meritato lo scudetto più di tutti. Un simbolo, come Darmian e quelli che hanno giocato meno. Poi Eriksen, decisivo anche a Crotone. Lui ha messo la squadra nella condizione di giocare con più semplicità. Credevo che fosse una causa persa, invece Conte è stato bravo a fargli capire cosa serviva alla squadra. E bravo il danese ad adeguarsi".

TORNARE? - "Direi di no. L’invadenza è una brutta cosa. Quest’anno ho visto tutte le partite dell’Inter, leggero come un bambino. È stato bello così".