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Prima il 3-2 in rimonta contro il Verona, che vinceva 2-0 all’intervallo. Poi il 4-2 contro il Bologna, che invece perdeva 0-2 all’intervallo ma con un uomo in meno era riuscito a raggiungere il provvisorio 2-2. Infine il sofferto 1-0 contro il Torino, con il primo di appena due tiri in porta. Per la serie “tutto è bene quel che finisce bene”, nelle ultime tre partite al Milan è andata benissimo così perché in altri campionati non avrebbe ottenuto nove punti, con il definitivo decollo verso il primo posto da solo, o ancora in compagnia se il Napoli stasera batterà il Bologna. Sia chiaro che i rossoneri non hanno rubato nulla in campionato, mentre sono stati vittime di evidenti torti arbitrali in Champions, contro l’Atletico Madrid e il Porto. L’impressione, però, è che la squadra di Pioli, ultimamente abbia pagato le numerose assenze in tutti i reparti, anche se il tecnico rossonero non si è mai aggrappato agli alibi, dimostrando di meritare il “premio Liedholm” per la sua signorilità così simile a quella del grande svedese, capace di vincere lo scudetto della “stella”, nel 1979, con un Milan in cui non credeva nessuno.

Nella stagione precedente, infatti, sempre con Liedholm in panchina, Rivera e compagni erano arrivati al quarto posto, allora considerato un fallimento e non un successo da festeggiare con il pass per la Champions. Stavolta è diverso, perché il Milan è ripartito dopo un meritato secondo posto e anche se pochi lo consideravano favorito alla vigilia non sarebbe una sorpresa se in maggio festeggiasse lo scudetto che manca dal 2011, ai tempi di Allegri e del primo Ibrahimovic. Per scucire dalle maglie dell’Inter quel triangolino tricolore, il Milan però deve ritrovare la condizione e il gioco delle giornate migliori, quando sfiorò il successo sul campo della Juventus, nell’unica partita in cui non ha vinto, e soprattutto quando ha battuto, con pieno merito, le altre teoriche “grandi” Lazio e Atalanta.
E allora occhio alla prossima settimana, che non sarà decisiva ma potrà sicuramente fornire un’indicazione chiara sulle reali ambizioni del Milan in campionato. La Roma in trasferta, domenica sera, il Porto in casa mercoledì e soprattutto il derby del 7 novembre, prima della sosta del campionato. Tre partite, una più dura dell’altra, una classica prova del fuoco contro avversari di livello superiore rispetto al Verona, al Bologna e al Torino, al termine della quale sapremo se il vero Milan è quello da applausi delle prime sette giornate, oppure quello da brividi delle ultime tre. Con il recupero di Hernandez, Diaz, Kessie e soprattutto con il ritorno dei due attaccanti Giroud e Ibrahimovic, a parte l’eccezione del portiere, Pioli avrà di nuovo l’organico al completo e quindi il primo test contro la Roma sarà il miglior antipasto di lusso, per capire che aria tira. E’ vero che prima o poi può arrivare una sconfitta, ma perdere contro la squadra del vecchio rivale interista Mourinho, dopo tre partite in cui i punti interrogativi hanno sostituito quelli esclamativi, sarebbe un pessimo segnale.

Comunque vada domenica sera, ci sarà poi l’impegno di Champions che rappresenta l’ultimissima fiammella di speranza di qualificazione per gli ottavi, perché soltanto un successo sul Porto eviterebbe una esclusione troppo precoce dalla coppa che i rossoneri hanno vinto sette volte. E siccome tre impegni così importanti in una settimana sono un invito a nozze per il turnover, già dalla formazione iniziale si capirà se Pioli punta ancora sulla Champions oppure, proprio in base al risultato di Roma, penserà soprattutto al derby di domenica. Con la certezza, in generale, che il derby è sempre da vincere a prescindere, e in particolare che dopo questo “triplete” la classifica dirà se il Milan è davvero da scudetto, oppure no.