Carlo Ancelotti, allenatore del Napoli, parla all'Università Vanvitelli, partendo dal suo modo di essere allenatore: "Si è innanzitutto persone. Non sono un allenatore, ma un uomo che fa l’allenatore. Bisogna saper ascoltare. Potrei pormi su un piano di superiorità per l’autorità che ho, ma non lo faccio: preferisco essere allo stesso livello. Credo che la trasmissione diretta sia il metodo migliore per avere la giusta applicazione perché dà una maggiore convinzione. Si può usare l’autorità e si può usare l’autorevolezza. Per far saltare il cavallo o si usa la frusta o la carota: non c’è un metodo universale ma si varia in base al carattere. Un’altra componente è la credibilità, nei momenti di difficoltà spesso i presidenti mi hanno chiamato per dire che ho un rapporto morbido con i calciatori. Anche in Inghilterra, in Francia, in Germania: non è solo un costume italiano. Io però non ho nelle corde questo tipo di atteggiamento. Non voglio l’esecutivo di ordini, non voglio soldati. Qui giochiamo a calcio".

LA GESTIONE - "Come si gestisce un giocatore che vuole cambiare? Si manda via, semplice. Come si tengono insieme tante primedonne? Cristiano Ronaldo è una primadonna per i media e l’ambiente, ma c’è un luogo che è lo spogliatoio dove si è tutti uguali. Nel posto di lavoro è trattato come gli altri. In generale comunque il giocatore più forte non lo è per caso, non è una questione solo di talento. Ci devono essere anche personalità e condizione fisica. I calciatori ormai sono delle industrie e ho notato molta professionalità in Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic, Beckham. Ai miei tempi non lo si era per niente: non c’era prevenzione, si abusava della preparazione. Oggi a 60 anni ho artrosi, mal di schiena, operazione alla cervicale, ma adesso è tutto diverso. Io non li ammazzo i giocatori sul campo, poi la tecnologia ci aiuta: abbiamo dei dati che ci permettono di fare preparazioni mirate e questo ha ridotto i tempi di lavoro". 

SUL COMPORTAMENTO NEGLI STADI - "Ci sono comportamenti negativi che all’estero sono stati quasi totalmente debellati. Si deve avere rispetto, non è una cosa complicata. In questo senso in Italia le cose non sono cambiate: ignoranti e maleducati continuano ad andare negli stadi. Ho sentito un’intervista di Gravina e lui sta semplificando questa norma che esiste. Sento dire ‘Ancelotti non può fermare le partite’, ma noi abbiamo solo chiesto quando ci sia un insulti territoriale o razziale. In Bologna-Juve è stato preso di mira un ragazzo di 20 anni, è giusto fermarsi temporaneamente per calmare gli animi. È solo questo".