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Non è un’impresa, ma siamo da quelle parti. Perché, mannaggia al Salisburgo, il Napoli dovrà aspettare l’ultima partita in casa con il Genk per far festa agli ottavi della Champions. Intanto, resta un pari all’Anfield che non è assolutamente poca roba. E se si pensa che tra andata e ritorno il Napoli al Liverpool ha lasciato un solo punto, beh, il livello dell’orgoglio azzurro sale ancora. E non bastasse, stava pure vincendo, il Napoli, su quel campo dove nessuno vince. Bene. Benissimo. Ne aveva proprio bisogno la squadra di Ancelotti, che dall’Inghilterra torna con la quasi qualificazione in tasca, ma anche rinfrancato nello spirito e un po’ riabilitato dopo quel maledetto ammutinamento e tutto il resto. 

E allora, tolto il velo alla formazione, si capisce subito che Ancelotti stavolta vuol guardarsi un po’ le spalle. Quei tre centrali di difesa più Di Lorenzo e Mario Rui a destra ed a sinistra vogliono dire, infatti, che con palla al Liverpool la difesa azzurra si mette immediatamente a cinque. Ma la cosa non fa certo scandalo, visto lo spessore di chi gli sta di fronte e, soprattutto, visto il momento non proprio felicissimo che il Napoli attraversa. Però, non può non sorprendere il taglio di Callejon dalla lista dei titolari. Rimasto a casa Insigne, infatti, il grande assente è proprio lui. Segno che la sua condizione atletica non è più delle migliori, forse.  O, chissà, che con un contratto in scadenza che non si rinnoverà, sta con la testa da qualche altra parte. Comunque sia, cambia il meno possibile, Ancelotti, rispetto alla vittoriosa gara dell’andata. Mancano soltanto Insigne e Callejon, infatti, anche se il disegno dei giocatori in campo racconta poi tutt’altra gara.

E Klopp? Beh, lui che cambia sempre poco rinuncia in avvio ad Alexander-Arnold a destra e a Wijnaldum dall’altra parte, anche se quest’ultimo dopo una ventina di minuti si ritrova in campo al posto di Fabinho incidentato. Largo a Gomez in difesa e a Milner di lato a centrocampo, dunque, in avvio, ma la filosofia non cambia. Soprattutto, non cambiano quei tre là davanti, per colpa dei quali il Napoli rafforza la sua terza linea ad alto rischio. Anche se poi per quasi tutto il primo tempo di rischi il Napoli ne corre veramente pochi. Questione di ritmo. Perché il Liverpool gioca con una lentezza che non gli appartiene. Mentre gli azzurri, seppure con molta accortezza non rinunciano a giocare. Recuperano palla e ripartono quasi sempre in verticale e quasi mai di lato, cercando ora Mertens ora Lozano, che poi è la stessa coppia dell’andata. Insomma: il Liverpool tiene, sì, più palla, ma non porta sul prato le sue migliori doti. Tant’è che  Salah, Firmino e Mane avrebbero di che lamentarsi, vista la sindrome da abbandono che li assale. 

Partita un poco moscia, insomma. Partita bruttina. Sicuramente deludente per il tifo dell’Anfield. Non così, è chiaro, per il Napoli al quale il ritmo basso sta assai bene. Anzi, benissimo se è vero come è vero che alla prima occasione (21’) fa quello che  nessuno s’aspettava. Fa gol. Lo fa con Mertens che s’infila tra i due centrali, ignora Lozano solo al centro e col destro in diagonale batte Alisson. Proprio così: Napoli in vantaggio. Napoli che sfrutta assai bene l’occasione e che alla reazione degli inglesi concede solo un inutile colpo di testa di van Dijk, un cross basso di Firmino annullato da Koulibaly e, nell’extra time, un tiro ravvicinato di Milner che Meret annulla sul suo palo. Vogliamo dirla tutta? Il Liverpool non è nella sua notte migliore, questo è vero, ma il vantaggio riconosce al Napoli almeno una gara di grande attenzione, applicazione e, perché no, anche di personalità.   

Ma, si sa, il Liverpool è il Liverpool e, infatti, dopo la scrollata di Klopp, i Reds si ripresentano in campo con più voglia e con più corsa. Non è tanto la qualità che sul prato ora fa la differenza, bensì il ritmo che è tutt’altra cosa. E il Napoli lo soffre, lo subisce questo cambio di passo. Ora sì che rischia, la squadra di Ancelotti. Tant’è che prima (55’) Koulibaly deve salvare sulla riga dopo una fesseria di Meret che perde palla e Firmino che prova a castigarlo e poi è il portierino azzurro che frena le pretese di Salah. Ma non quelle di Lovren, il quale di testa capitalizza un calcio franco approfittando anche della marcatura light di Mertens. Bisogna essere onesti, il pari ci sta perché questo mezzo secondo tempo parla solo inglese. Così è, ma il Napoli non si danna. Il pari gli va di lusso lo stesso. Tant’è che Ancelotti si tutela ancor di più e in una decina di minuti mette fuori Lozano, Mertens e Zielinski e li sostituisce con Llorente, Elmas e Younes. Chiaro, vuole congelare il pallone, il Napoli, per portare a casa, seppure ancora virtualmente, il passaggio agli ottavi della Champions. Ora, infatti, gli basterà pure un pareggio in casa con il Genk. 


   

IL TABELLINO
Liverpool-Napoli 1-1 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 21' pt Mertens, 20' st Lovren

Assist: 21' pt Di Lorenzo, 20' st Milner

LIVERPOOL (4-3-3): Alisson; Gomez (12' st Oxlade-Chamberlain), Van Dijk, Lovren, Robertson; Henderson, Fabinho (19' pt Wijnaldum), Milner (32' st Alexander-Arnold); Salah, Firmino, Manè. A disposizione: Adrian, Lallana, Shaqiri, Origi. All. Klopp

NAPOLI (4-4-2): Meret; Maksimovic, Manolas, Koulibaly, Rui; Di Lorenzo, Allan, Zielinski (40' st Younes), Fabian; Mertens (35' st Elmas), Lozano (26' st Llorente). A disposizione: Ospina, Luperto, Gaetano, Callejon. All. Ancelotti

Arbitro: Del Cerro Grande (SPA)

Ammoniti: Robertson, Koulibaly, Allan