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Milan-Napoli è la sfida impossibile da prevedere - nell’agosto scorso - che vale un pezzettino di storia contemporanea, la questione meridionale posta da un club che sette anni fa usciva dalla Fallimentare senza aver né un ruolo e né un pallone per cominciare la partita e che adesso, pur nella riservatezza della «sacra» scaramanzia va a giocarsi un pezzettino di scudetto. Il Marek che inonda Napoli d’euforia è un gioiello che brilla.

La partita più importante della sua vita qual è stata?
«Penso Slovacchia-Italia, all’ultimo Mon­diale in Sud Africa. Perché?».

Perché lunedì sera...
«E ora con Milan-Napoli siamo a livelli di attesa egualmente incessante. Gran bella sfida, in tutti i sensi. Ci giochiamo molto, entrambe. Ma soprattutto ci arriviamo in una condizione di classifica che, inevitabil­mente, finisce per catturare l’attenzione ge­nerale. Gli occhi addosso si sentono».

Ora però lei è costretto a dire la verità...
«Lo faccio sempre e so già quale tipo di interrogativo mi aspetta da me».

E allora: c’è in palio un po’ di scudetto?
«Sì, c’è in palio un po’ di scudetto, ma non siamo noi a giocarcelo».