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È stato un ammutinamento: ed è stato premeditato. I calciatori del Napoli erano già consci di voler tornare a casa dopo la partita con il Salisburgo, di voler cancellare il ritiro in autonomia, spezzando una decisione della società, distruggendo un diktat fatto via etere da Aurelio De Laurentiis. Una decisione tosta: il gruppo, de facto, ha deciso la sua autodeterminazione. Saranno ore lunghe, in attesa di comprendere quale sarà la posizione della società di fronte ai calciatori che decidono di voltare le spalle al volere del patron. Insigne si è preso le responsabilità da capitano, ha detto che al ritiro non ci stanno: ma, dietro questa decisione ci sono molte motivazioni.

SENZA AFFLATO - Partiamo dal presupposto fondamentale: manca nel Napoli un unico afflato. I giocatori, con la decisione di ieri, hanno sbandierato al mondo che non si riconoscono nel loro allenatore: al momento, Ancelotti ha perso lo spogliatoio. Le scelte tecniche e gestionali del mister non sono piaciute, così come la presenza troppo assidua di membri dello staff ritenuti anche invadenti dai calciatori. Una scollatura che è profonda e che, al momento, sembra irreparabile.

RAPPORTO CON LA SOCIETÀ - Ci sono, inoltre, diversi punti irrisolti: perché tre leader come Insigne, Mertens e Callejon hanno mal digerito le parole di ADL nei loro confronti delle scorse settimane, perché Mertens è stato il primo a lasciare lo stadio scuro in volto. I rinnovi del belga e dello spagnolo, lo stesso Insigne che vuol rivedere alcuni aspetti del suo contratto restano alla base di uno screzio profondo. Stesso dicasi per gli altri rinnovi che ancora devono trovare la loro consacrazione, con diversi calciatori, da Milik a Zielinski, che spingono per veder risolta la loro situazione.