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Hamsik era intanto ostruito da Kucka. Dzemaili disorientato correva molto ma costruiva poco, Cavani costretto a rientrare. Si spiega anche la sua imprecisione all'inizio. Uscito Pandev, non è cambiato granché con Insigne. La metamorfosi c'è stata, ma solo dopo, quando Mazzarri ha rimesso in ordine la difesa: fuori Campagnaro, linea a quattro con Maggio alla destra di Cannavaro e Gamberini (meno spazio a Immobile) e Dossena alla sinistra del quartetto. Centrocampo con Mesto esterno e autore del primo gol, Inler coordinatore, Dzemaili libero di osare da sinistra. 

Il Genoa, stanco, ha offerto spazi allo stesso trio che aveva disilluso nel finale gli ucraini del Dnipro. Insigne, Hamsik e Cavani volavano combinazioni fantastiche su linee lunghe ma anche per via aerea, con assist da terra. Impossibile fermarli. L'ingresso di Insigne è stato accolto come in America i segnali di un uragano. Del Neri in allarme ha tentato invano un argine sulla destra del Genoa. Ma l'astuto monello si è spostato sul versante opposto e poi al centro: assist, traversa, infine il gol in gelido contropiede. Com'è difficile essere giovane e napoletano in questo Napoli. Ma finalmente ce l'ha fatta.

(La Repubblica - Edizione Napoli)