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Quello che non t’aspetti, a Napoli. Non che il Lecce non sia squadra capace di mettere in ginocchio chi gli sta di fronte, ma pensare ad un Napoli ribaltato in casa dopo aver ripreso la strada dei successi e dopo un costosissimo mercato di gennaio, beh, forse va oltre pronostici e pensieri. Per mezz’ora il Napoli domina la scena, ma in quella mezz’ora si mangia anche due o tre gol e questo lo paga caro e amaro. Gioca bene per mezz’ora, il Napoli. Ma quando va sotto e quando poi pareggia va fuori di testa. Gattuso, infatti, manda in campo tutti gli attaccanti ed i quasi attaccanti che ha in panchina e inevitabilmente e colpevolmente scopre la difesa che già di suo non brilla. Il resto lo fa l’arbitro, il quale nega a Milik il rigore del probabile due a due e contribuisce a condannare gli azzurri alla sconfitta. Attento, cinico e velenoso, invece, il Lecce. Che quello che deve fare lo fa bene. Che quando deve segnare segna e che con questi tre magnifici punti respinge l’attacco del Genoa e continua a tenersi fuori dalla retrocessione.  

Napoli fragile, comunque. Napoli che inevitabilmente dice addio ad ogni speranza di grandezza. Napoli che ufficialmente chiude un’era e ne apre un’altra. E pensare che Gattuso, avendo finalmente tutti a disposizione e di sicuro pensando pure all’Inter e alla coppa Italia, s’era concesso pure il lusso delle scelte. Dopo tanti infortuni e ristrettezze, ne approfitta immediatamente. Rispetto all’ultimo successo con la Samp, infatti, il Napoli ne cambia addirittura cinque. Con Maksimovic e Koulibaly che mancavano da un po', ci sono anche i ritorni di Ospina e Demme e la novità assoluta Politano, all’esordio in un San Paolo che, come la squadra, sembra tornato al sorriso e all’entusiasmo. Era tanto infatti, che non si vedeva tanta gente in giro.

Liverani, invece, conferma in blocco gli undici del successo contro il Toro. Ma capisce subito, che stavolta tira un’aria assai diversa. Perché il Napoli si prende subito il pallone e non lo molla più. Sì, c’è una sola squadra in campo: il Napoli. Che tiene Lecce schiacciato, e che nonostante un palleggio troppo lento, a volte persino supponente se non addirittura snob, mette in difficoltà chi gli sta di fronte. Ma un Napoli così alto finisce per essere anche un danno per la squadra di Gattuso. Troppa gente e troppo vicini l’uno all’altro, gli azzurri. E con tanta gente davanti all’area di rigore, per la felicità del Lecce, diventa complicato trovare lo spazio per un tiro. Almeno sino a quando il Napoli non capisce che il lato debole del Lecce è quello destro. E’ là, infatti, che s’insinua Mario Rui ed è da là che lascia partire suggerimenti prima per la testa di Milik (10’) e poi per quella di Zielinski (14’). Due assist che i due azzurri malamente sprecano. Errori da schiaffoni, come avrà pensato anche Gattuso.

Comunque sia, il Napoli c’è. E non lo buttano giù quegli erroracci. Che però non finiscono. Proprio la premiata ditta Zielinski-Milik (29’) ne confeziona un altro, ma solo davanti al portiere, il centravanti sbaglia il tempo e il pallone se ne va insieme alla speranza di far gol. Solo il Napoli, dunque, per mezz’ora o quasi. Ma un Napoli che non è feroce, che forse è pure un poco presuntuoso, che sicuramente in attacco è superficiale e assai sprecone. E si sa come vanno certe cose. Si sa che il pallone sa essere pure dispettoso. Manco a dirlo, infatti, alla prima occasione accade quello che proprio non t’aspetti: segna il Lecce, sì. S’affaccia dalle parti di Ospina, la squadra di Liverani e si ritrova subito sopra nel punteggio: Saponara (29’) attacca a sinistra, pesca Falco che tira, Ospina s’allunga e devìa, ma giusto sui piedi di Lapadula che tutto solo e indisturbato mette il pallone in porta. Il pallone così è: sorprende; spesso negando anche la verità del campo, è vero, ma la sua legge è chiara: chi sbaglia paga. O prende il palo. Come (36’) fa Insigne nel tentativo di beffare Vigorito con un pallonetto. Chi non sbaglia, invece, è Gattuso. Insoddisfatto com’è della “leggerezza” dei suoi attaccanti, dopo il riposo richiama Lobotka e mette in campo Mertens. E cambia il Napoli. Perché ora Milik ha tre mezzi attaccanti alle sue spalle (Mertens, Insigne e Politano) e perché ne guadagna in dinamismo, là davanti. Tant’è che bastano tre minuti agli azzurri per pareggiare il conto. Demme lancia Insigne, don Lorenzo premia la sovrapposizione di Mertens che pesca Milik sul secondo palo. Sì, è vero, Milik da due metri fa di tutto per sbagliare, ma il pallone picchia sotto la traversa ed entra nonostante il tentativo di far dannare ancora la gente dello stadio.

Sacrosanto il pari, mentre il Napoli si riappropria un’altra volta della gara e mentre Politano lascia il posto a Callejon ristabilendo antiche gerarchie. Ma non è il Napoli di prima. Geometrie e distanze lasciano spesso a desiderare. E quell’abbondanza d’attaccanti o quasi tali e quel mediano in meno lasciano inevitabilmente al Lecce un po’ di spazio e un po’ di ripartenze. E d è proprio così che il Lecce va un’altra volta avanti. Cross (61’) per Lapadula, Di Lorenzo non si capisce bene che cosa voglia fare, e di testa il centravanti giallorosso fa fuori un’altra volta Ospina. E’ la dura legge del pallone che punisce il Napoli per la seconda volta. E stavolta per il Napoli, si vede, si capisce, è una terribile mazzata. Sulla quale arrivano presto due sigilli. Il primo lo mette Antonio Guia, giovane ingegnere sardo, il quale con la complicità del Var nega a Milik (sgambetto di Donati) un rigore che sembra sacrosanto. Non va al monitor il giovane arbitro. Si fida di quello che gli dice Abisso e sbaglia. E fa pure di più: ammonisce Milik per simulazione. Mah.

L’altro sigillo. Quello che praticamente chiude i giochi, lo mette Mancosu appena entrato. Da trenta metri almeno, lui, fresco fresco di piede, batte una punizione che sembra un colpo di cannone: palla che picchia sul palo all’altezza dell’incrocio e inutile volo di Ospina, mortificato per la terza volta.

Napoli sotto di due gol a pure assai confuso, Gattuso mette in campo anche Lozano per Insigne, ma tutto quello che riesce a fare è arrivare ad un inservibile tre a due. Il gol è di Callejon che in rovesciata sfrutta una malagiocata di Lucioni. Roba che non serve neppure a consolare. 

IL TABELLINO
Napoli-Lecce 2-3 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 29' pt e 16' st Lapadula, 3' st Milik, 37' st Mancosu, 45' st Callejon

Assist: 3' st Mertens, 16' st Falco

NAPOLI (4-3-3): Ospina, Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui, Lobotka (1' st Mertens), Demme, Zielinski, Politano (16' st Callejon), Milik, Insigne (31' st Lozano). A disposizione: Meret, Karnezis, Hysaj, Luperto, Manolas, Allan, Fabian, Llorente. All. Gattuso

LECCE (4-3-1-2): Vigorito; Donati, Lucioni, Rossettini, Rispoli; Barak, Majer (23' st Petriccione), Deiola (46' st Paz); Saponara; Falco (30' st Mancosu), Lapadula. A disposizione: Sava, Chironi, Vera, Shakhov, Monterisi, Calderoni, Maselli, Rimoli, Dell'Orco. All. Liverani

Arbitro: Giua di Olbia

Ammoniti: Koulibaly, Zielinski, Rispoli, Milik, Vigorito, Mario Rui, Demme, Petriccione