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  • Napoli, Spalletti: 'Manolas resta a casa. Inter? Se fischiano non mi importa, via per difficoltà di gestione. Se Lozano vuole un club più grande...'

    Napoli, Spalletti: 'Manolas resta a casa. Inter? Se fischiano non mi importa, via per difficoltà di gestione. Se Lozano vuole un club più grande...'

    • Giovanni Annunziata
      Giovanni Annunziata
    Alla vigilia della sfida di campionato contro l'Inter, l'allenatore del Napoli Luciano Spalletti ha parlato in conferenza stampa. Ecco le sue parole:

    POLITANO - "Che possa succedere qualcosa all'ultimo momento fa parte delle difficoltà della stagione. Nelle prime due partite di campionato abbiamo giocato con tre centrocampisti perché si è fatto male Demme, Zielinski dopo pochi minuti, Anguissa non c'era ancora. L'assenza di un giocatore non ci metterà nelle condizioni di perdere la partita o essere sotto livello".

    LA PARTITA - "Verrà fuori una partita aperta, dove entrambe avranno bisogno di fare punti e andranno alla ricerca della vittoria. Poi loro sono in campo con un'impostazione tattica diversa dalla nostra, sono bravi con gli esterni a tutta fascia e noi dovremo fare altrettanto quando avremo palla. L'Inter è una squadra fortissima, l'ha fatto vedere in passato e lo sta dimostrando oggi".

    L'INTER DA EX - "Fischi, non fischi, a me non importa perché ne ho presi ovunque. Io valuto il mio. Quando vado via da un club vedo se ho fatto i risultati personalmente. Poi ognuno dà il taglio che vuole in base ai contatti che si hanno. Ho finito all'Inter con la difficoltà della gestione del momento perché bisognava creare difficoltà. Ma non ho detto nulla e sono andato a casa, perché sono stato mandato a casa. Le valutazioni vanno fatte, in base alle possibilità che uno ha a disposizione. Se uno ha la possibilità di spendere 240 milioni di stipendi non è uguale a 100. Si prendono giocatori dal Chelsea, United, City. Poi per quanto riguarda le emozioni di domani dico che è una partita come tutte le altre. Sono curioso di sapere che reazione avrò a San Siro, per me il passato non è mai passato perché lo vivo con passione. Lì ho preso decisioni volentieri e un allenatore deve essere giusto per il bene del gruppo. Un'esperienza che mi ha dato tanto, ringrazio i calciatori che mi hanno seguito in tutto e con cui ho un bellissimo rapporto. Sono orgoglioso di aver ridato forza anche alla Pinetina, ma non solo".

    INTER-NAPOLI - "È importantissima per tutte e due ma definitiva no perché ci sono squadre forti, difficoltà momentanee e improvvise. È come dice Inzaghi".

    TIFOSI - "Io non devo far valere nessuna rivincita. Domani c'è un passaggio fondamentale per un'altra piccola felicità. Non per la mia o anche per la mia, ma soprattutto per chi ci ama e ci segue. Siamo già un poco a posto. Se continuo a fare questo lavoro a 62 è perché si è in cerca di una dignità che sarà certezza quando ti batterai per le persone che ti vogliono bene. Abbiamo una città dietro che freme. È una cosa che deve farci riflettere sul nostro comportamento, la nostra voglia. Dobbiamo passare attraverso la gente che ci vuole bene e chi non riconosce queste cose non sarà mai fiero di ciò che ha fatto".

    DECISIVA PER L'INTER? - "Non è decisiva neanche per l'Inter. Sono tante le partite da giocare e molte le difficoltà che incontreremo tutti. Starà proprio lì, questa felicità è nascosta dietro le difficoltà che si affrontano. Quando devi sostituire 1-2 calciatori e abbassi lo sguardo non potrai mai raggiungere obiettivi importanti. Io non mi sono mai lamentato di niente perché vorrebbe dire che non ce la possiamo fare e non esiste. Si cercano soluzioni".

    CERTEZZE E DUBBI - "Il Napoli ha le certezze di ciò che ha prodotto fino a questo momento. Le certezze della qualità che hanno saputo esibire i nostri calciatori. Le certezze di migliaia di persone che ti sostengono qualora ti venisse il dubbio di non farcela ad essere fortissimo perché la nostra gente pensa che siamo fortissimi. Dubbi non ce ne sono, andiamo lì per fare la partita. C'è un avversario che ha le nostre stesse qualità, calciatori di livello come il nostro e un allenatore che ha un'esperienza su quel gioco che gli fa fare e una squadra che negli anni precedenti ha già fatto quel gioco. Nessun dubbio, solo difficoltà da affrontare".

    DE LAURENTIIS - "Avere un presidente di una nazionalità differente non cambia tanto. Steven Zhang, il figlio, la guardava un po' esternamente la situazione mentre De Laurentiis la vive più direttamente, ci si sente spesso per telefono. Zhang sorvegliava più a distanza, De Laurentiis lo fa maggiormente da vicino, ti fa sentire la sua presenza. Poi con entrambi ho avuto la possibilità di lavorare come meglio si crede e sono i risultati a fare la differenza".

    MONDIALI - "Mancini ha le soluzioni per sistemare la cosa. Avrebbe già meritato la qualificazione però poi i risultati gli sono andati contro. A volte nel calcio fortuna e sfortuna incidono. Lui sa bene come fare da solo, non bisogna insegnargli nulla".

    LOZANO - "A destra può giocare Zielinski, Elmas, Lozano. Il messicano sta bene, ha ore di viaggio ma è voglioso, ci ho parlato anche stamattina. È dolcissimo dal punto di vista professionale. È normale abbia ambizioni di crescita, le devono avere tutti. Se dovesse a fine stagione ricevere l'interesse di alcuni club che lui ritiene più importanti perché no. Significherebbe che si è reso protagonista del raggiungimento dei nostri obiettivi. L'anno scorso rimanendo fuori dalla Champions non abbiamo ricevuto offerte. Se vogliono richieste da altri club devono fare risultati qui".

    RAZZISMO - "Io sono convinto non capiterà un nuovo episodio di Koulibaly, conosco il pubblico di Milano. Siamo tutti di mille colori, diversi, a questa storia bisogna dare quanta meno importanza possibile, la pelle ha un solo colore: il colore della pelle".

    MANOLAS E MALCUIT - "Manolas resta a casa, ancora non è in condizione di essere convocato. Malcuit invece ci sarà".

    LEADER - "Koulibaly l'abbiamo già detto in più versioni quello che rappresenta per noi, non solo per me. Poi diventa difficile trovare parole. È successo che questa settimana è andato in scivolata ed è andato il ginocchio in torsione. Si è fermato l'allenamento, erano tutti attorno a lui e quando abbiamo ripreso tutti guardavano verso la panchina. Non mi interessa sapere se Maradona è stato il più grande giocatore o meno, mi interessa sapere ciò che ha lasciato. È quello che provano tutti, l'importanza di un soggetto all'interno di un gruppo. Io sono stato fortunato ad avere alcuni giocatori e ne avrò altri. Nestor Sensini che salutava e basta ma aveva un rispetto incredibile, anche il pallone lo rispettava".
     

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