Non fa scherzi, il Napoli. Non può farne perché ha detto chiaro e tondo che a questa Coppa tiene. Che non vuole buttar via l’occasione - l’ultima che del resto gli è rimasta - per dare un senso a questa prima stagione di Ancelotti. Rincorre il successo in Europa League, il Napoli e la conferma arriva dalle scelte di don Carlo. Niente esperimenti, nessuna fantasia, nessun cedimento alla frenesia di rivoltare ruoli e uomini sul campo. Nossignori, questa è l’Europa e non il campionato. E allora, così come era già capitato in Champions, largo alle prime scelte e rinunce solo se forzate, se obbligate. Come quella di Mertens che il Napoli non  rischia perché un po’ acciaccato; di Albiol, che appena operato forse rivedrà a fine campionato; di Hamsik, da ieri ufficialmente cinese e non più napoletano. Cosicché le uniche “libere scelte” dell’allenatore alla fine sono gli esterni bassi: Malcuit e Ghoulam, i quali prendono il posto di Hysaj e Mario Rui presenti contro la Fiorentina. 

Ma basta e avanza il Napoli che resta per aver ragione di questo Zurigo che si mette, sì, un poco sulla difensiva rinunciando a Marchesano trequartista, ma che poco può opporre sul piano del gioco e ancor di più su quello dei duelli, dell’uno contro uno.  Soprattutto se quell’uno azzurro si chiama Zielinski, oggi forse il più vivace e determinante della squadra; mentre Fabian, ormai titolare fisso accanto ad Allan, fa quello che deve senza patemi e senza rischi. Soprattutto, senza pestare i piedi a Zielinski che funziona da esterno quando il pallone è svizzero, e da interno di sinistra quando il pallone è napoletano.    

Bene, in avvio di partita fa tutto da solo, lo Zurigo. La mette subito sul fisico e non fa brutta figura; la mette sul pressing e pure se la cava bene perché i napoletani sbagliano parecchio nel palleggio, ma tutto questo dura una decina di minuti. Poi… poi ci pensa Brecher a mandare tutto all’aria. Aspetta, cincischia, è maldestro nel rinvio e si fa rubare palla da Milik, il portiere che nello Zurigo è nato ed è cresciuto. Facile il tocco per Insigne, dunque, e Napoli in vantaggio. Praticamente è qui che comincia e finisce la partita. Perché col match ormai in discesa diventa subito evidente la differenza dei valori in campo. Non ce n’è per gli svizzeri quando e se il Napoli aggiusta e dà velocità alle geometrie. Tant’è che trova con facilità pure il secondo gol. Con Callejon, stavolta, il quale sfrutta a dovere un cross basso di Malcuit sul quale Insigne fa un po’ velo e un po’ cilecca favorendo il gol dello spagnolo che, in attesa del ritorno, mette sotto chiave il passaggio agli ottavi della Coppa.

Tutto normale. Tutto regolare. Anche se il Napoli qualche brivido lo vive se lascia tempo e spazio agli avversari. Ma hanno poca mira Kololli e Winter e quindi non succede niente. Pure perché mentre lo Zurigo fa quello che può,  che non è molto in verità, il Napoli forte del doppio vantaggio gestisce con autorevolezza il gioco e il risultato. E senza mai calare troppo di tensione per evitare guai. Insomma, non è che regali chissà quali emozioni, la partita, ma a tratti sa essere gustosa,. Soprattutto, è ovvio,  per quelle cinque o sei migliaia di tifosi azzurri arrivati da vicino e da lontano.

Comunque, com’è giusto che sia, lo Zurigo non s’arrende. Magnin, l’allenatore, si gioca la carta Marchesano (al posto di Domgjoni) e la squadra  - che passa al 4-2-3-1 - sale un po’ d’intensità. Ma manco questo è sufficiente. Perché mentre lo Zurigo s’agita, il Napoli sfiora due volte il terzo gol: con Callejon tutte e due le volte 47’ e 53’). Ma per Ancelotti è comunque un buon segnale il ritorno più convinto e più continuo del giovanotto dalle parti della porta. Così come incoraggiante è la partita del nuovo capitano. Per carità, non è che Insigne incanti o faccia chissà cosa, ma è sempre là: presente, partecipativo, pronto alla conclusione appena trova lo spazio per tentare. 

A dire la verità non è un gran secondo tempo. Forse perché lo Zurigo è messo meglio in campo che non prima; forse perché il Napoli il gol più che cercarlo lo aspetta come qualcosa di dovuto, ma tant’è, mentre Allan lascia il posto a Diawara e poi anche Insigne si fa da parte per Ounas. E qui è evidente che Ancelotti ha già nella testa la prossima partita col Torino.  E qualcosa accade. Accade che il povero Brecher, il quale si monda, sì, l’anima da quel peccato originale (il gol di Insigne) negando il gol anche a Milik e a Koulibaly, ma nulla può quando il Napoli riparte con Malcuit, accelera con Callejon e fa gol un gran gol con Zielinski, il quale, senza offesa per nessuno, è il vero talento della squadra. Tre a zero (77’). Che non dura molto, per un inutile “braccio” di Maksimovic che regala un calcio di rigore allo Zurigo e a Kololli la possibilità di fare lo sbruffone con uno scavino che beffa il povero (e nel finale strepitoso) Meret. Finisce così. Con una traversa dello Zurigo e la festa dei napoletani e anche con quella di Luperto in campo nel finale al posto di Ghoulam.           

IL TABELLINO Zurigo-Napoli 1-3 (primo tempo 0-2)

Marcatori: 11' pt Insigne (N), 21' pt Callejon (N), 23' st Zielinski (N), 38' st Kololli rig (Z).

Assist: 11' pt Milik, 21' pt Malcuit

ZURIGO (3-4-3): Brecher; Nef, Bangura, Maxso; Untersee, Kryeziu, Domgjoni (1' st Marchesano), Kharabadze; Winter (22' st Ceesay), Odey (35' st Khelifi), Kololli. All. Magnin

NAPOLI (4-4-2): Meret; Malcuit, Maksimovic, Koulibaly, Ghoulam (33' st Luperto); Callejon, Allan (15' st Diawara), Fabian, Zielinski; Insigne (23' st Ounas), Milik. All. Ancelotti.

Arbitro: Matic (SRB)

Ammoniti: 24' pt Untersee (Z), 14' st  Kryeziu, 34' st Diawara (N), 37' st Maksimovic (N)