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Si sono presentati tutti, anche l’allenatore, con la sua maglia nel suo stadio. Il 10 sulla schiena nello stadio che si chiamerà Diego Armando Maradona. Non è stato facile, per il Napoli di oggi, giocare una partita nel suo ricordo, il ricordo del 10 di sempre. Dallo schermo sopra le tribune, una gigantesca foto di Diego seguiva i suoi eredi come volesse guidarli ancora una volta. Alla fine, dopo qualche sofferenza di troppo, la squadra del suo cuore ha trovato il modo di onorarlo come meritava, battendo il Rijeka e restando da sola al comando del suo girone. Il Napoli non è ancora qualificato ai sedicesimi di Europa League, la vittoria contro i ragazzi di Fiume e il contemporaneo pareggio fra AZ Alkmaar e Real Sociedad l’hanno spinto in una situazione un pochino più agevole, ma è ancora tutto aperto.

MEZZ’ORA DI ANTICALCIO - Dopo la sconfitta col Milan c’era stato un duro confronto nello spogliatoio del Napoli. Gattuso aveva chiesto un atteggiamento diverso alla squadra, ma nel primo tempo di questa partita la risposta quasi non c’è stata. Il Napoli ha giocato con lentezza, a tratti con superficialità, ha tenuto palla senza trovare sbocchi, se non in pochissime circostanze, a quel blando giro palla. Non si contavano gli errori negli appoggi e nei lanci. Il Rijeka curava la fase difensiva con 9 giocatori, lasciando davanti soltanto Andrijasevic, gli spazi si potevano creare solo giocando in velocità e non con la lentezza di Bakayoko e Demme. Tutti nel Napoli portavano palla, mai un’azione a uno o due tocchi. Nella prima mezz’ora la squadra non ha proprio reagito alle critiche del suo tecnico, anzi, gli ha quasi dato ragione.

LA SVEGLIA - Al 27', d’improvviso, il primo segnale dell’esistenza del Napoli. E’ servito un attacco verticale di Maksimovic per dare la sveglia: palla a Petagna, assist per Politano, respinta di piede di Nevistic. La difesa del Rijeka, che fino a quel momento aveva controllato in piena tranquillità, ha perso un po’ le misure e al 34' è arrivata la seconda occasione dei padroni di casa col lancio di Demme per Di Lorenzo e la nuova respinta del portiere croato. Sono passati altri sei minuti per il gol di Politano nato da un’iniziativa personale di Zielinski con strappo, dribbling e cross dal fondo del polacco, su cui Politano ha anticipato Armando Anastasio, esterno del Rijeka e napoletano purosangue, a cui la Uefa ha assegnato l’autorete per aver spinto la palla in rete dopo il tocco di Politano.
ANCORA TROPPO LENTO - Poco Demme, poco Elmas, poco Bakayoko, poco Petagna, poco Ghoulam, insomma, poco Napoli. Gattuso chiedeva qualcosa di molto più convincente e invece nel finale del primo tempo il Rijeka è stato pericoloso un paio di volte e in un’occasione è servita una gran parata di Meret per evitare il pareggio. Non sappiamo se Gattuso si sia fatto sentire anche nell’intervallo, ma l'avvìo del secondo tempo del Napoli è stato un po’ più veloce. Demme ha sbagliato il gol del 2-0 dopo l’azione più bella della partita, condotta da Di Lorenzo e Politano e rifinita da Zielinski. Il problema è che si è trattato di una fiammata perché subito dopo il Napoli ha ripreso a (non) giocare come nel primo tempo, con lentezza, senza alcun movimento senza palla e con una serie incredibile di errori tecnici commessi da giocatori esperti. 

ATTACCO NUOVO, NAPOLI OK - Il Rijeka ha cominciato a spingersi in avanti per cercare il pareggio, ora di spazio ce n’era ma gli azzurri non riuscivano ancora a sfruttarlo. Gattuso ha dato una svolta alla superficiale partita dei suoi con quattro cambi. Ha puntato sulla sveltezza e la tecnica di Insigne e Lozano al posto di Politano e Zielinski, subito dopo ha messo Lobotka e Mertens per Demme ed Elmas. A metà ripresa l’attacco era tutto nuovo, col trio Lozano-Mertens-Insigne alle spalle di Petagna che ha sprecato il 2-0 su un bel cross di Di Lorenzo. Un minuto dopo, assist di Lozano per un altro gol sbagliato da Maksimovic. Ancora una manciata di secondi e lo stesso Lozano, entrato in partita con la qualità che gli viene riconosciuta, l’ha chiusa con una rete tutta sua. Ci volevano quei cambi per restituire al Napoli la faccia dei suoi giorni migliori. A 10' dalla fine è uscito Petagna per fare spazio a Fabian Ruiz, così Mertens è passato nel ruolo di centravanti e Insigne ha avuto pure lui, per ben tre volte, la palla buona, ma i suoi primi due tiri sono stati parati da un prodigioso Navistic, il migliore del Rijeka, e il terzo l’ha messo fuori di pochissimo. Con la crescita nell’ultimo quarto d’ora, la squadra di Gattuso ha stabilito il record stagionale di tiri: 23. Solo in fondo era il vero Napoli. 

IL TABELLINO:
Napoli-Rijeka 2-0 (1-0 primo tempo) 
Gol: 41' p.t. Politano (N), 30' s.t. Lozano (N). 
Assist: 41' p.t. Zielinski (N), 30' s.t. Insigne (N). 
NAPOLI (4-2-3-1): Meret; Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Ghoulam; Demme (24' s.t. Lobotka), Bakayoko; Politano (19' s.t. Insigne), Zielinski (19' s.t. Lozano), Elmas (24' s.t. Mertens); Petagna (37' s.t. Fabián Ruiz). All. Gattuso. 
RIJEKA (5-4-1): Nevistic; Tomecak, Velkoski, Galovic, Smolcic, Anastasio (35' s.t. Braut); Muric (33' s.t. Yateke), Cerin, Loncar, Stefulj; Andrijasevic. All. Rozman. 
Arbitro: Ozkahya (Turchia). 
Ammoniti: 29' s.t. Anastasio (R).