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“Quando rispondo ai giornalisti, non sto rispondendo a loro, ma sto dicendo ciò che voglio che arrivi alla mia squadra”, lo ha detto Sarri nella conferenza post-partita di Napoli-Sassuolo, alludendo al fatto che non parlare pubblicamente di scudetto non significhi che lui non ci creda e che nello spogliatoio non ne parli. Un esercizio dialettico che avrà imparato anche dal presidente Aurelio De Laurentiis, che si serve da sempre dello stesso gioco per recapitare i suoi messaggi alla squadra, all’ambiente, e proprio al suo allenatore: “Sarri vuole tutto, ma ha già tutto quello che un allenatore può desiderare. Ha anche tanti giocatori che possono permettere di  far riposare i più stanchi. Il doppio dei grandi professionisti che aveva a disposizione Benitez. Queste le parole del numero 1 azzurro arrivate circa due ore dopo quelle di Sarri e che sanno anche un po’ di replica al tecnico, che sul turnover aveva detto: “Stiamo facendo quel che possiamo fare”.

65 GIORNI AL MERCATO DI GENNAIO - De Laurentiis ha continuato tessendo le lodi di Maggio (meritate) e Giaccherini, difendendo la scelta di aver puntato ancora su di loro in estate quando la piazza gli consigliava di spendere su qualcun altro. 270 minuti stagionali per l’ex doriano, soltanto 60 per l’ex pupillo di Antonio Conte, poco più che non pervenuti nel minutaggio gli acquisti estivi Ounas e Mario Rui sono un bottino ancora troppo magro per far si che la vittoria delle sue scelte conservative venga già assodata del tutto. Infine la sentenza di Maradona, di settimana scorsa: “Il Napoli ha la rosa corta”. De Laurentiis fa orecchie da mercante e risponde così: “Io e Giuntoli non abbiamo sbagliato quasi mai”, e sul "quasi" la mente non può non andare al gennaio del 2015, quello di Grassi e Regini e dell'ultimo Napoli primo in classifica prima di questo. Oggi il patron è forte di quello che il suo gruppo continua ad esprimere sul campo, nel gioco oltre che nel primato, che già di per sé, stando a De Laurentiis, è la vera vittoria: più di uno scudetto. Quello tanto “prima o poi arriverà”. Ammesso che “dal nord lo permettano” e che “non si inventino nulla per falcidiare il Napoli”.

UN FILM GIA’ VISTO - Un leitmotiv che già conosciamo: lo spostare l’attenzione su fattori esterni, talvolta tra i più improbabili, e una politica di maniavantismo sul mercato di gennaio volta a far passare il messaggio che la squadra non sia migliorabile ed abbia già tutto per provare ad andare fino in fondo. Ci sono però dei fattori imponderabili, e questo lo ha detto proprio De Laurentiis. Anche un solo errore nel momento decisivo potrebbe compromettere tutto, oppure un infortunio, come quello di Milik per esempio. D'accordo che gli azzurri non siano obbligati a vincere e che qualora lo scudetto non dovesse arrivare non andrebbe buttato tutto via, i tifosi azzurri questo sono i primi a saperlo. Vincere però, e farlo oggi, per loro sarebbe tutto, non una banalità. Non esiste una formula per essere sicuri di centrare l’obiettivo, ma se è per questo neanche si può essere sicuri che questo accadrà per diritto acquisito in futuro. L’unica cosa che la società può fare e che a questo punto ha il dovere morale di fare, è ridurre al minimo questa possibilità che l’imponderabile irrompa e guasti l’idillio di un Napoli che per ora sul campo, con il suo allenatore, sta dimostrando di essere veramente da scudetto. Gli infortuni fanno parte del calcio e un infortunio a caso tra gli 11 titolari attuali del Napoli sarebbe un mezzo dramma sportivo. Sotto questo aspetto, un mercato solido e fatto di più certezze che scommesse potrebbe sicuramente tornare utile.