“Dobbiamo dimostrare che non siamo la squadra vista nelle ultime due partite, dobbiamo dimostrare carattere. Abbiamo sei gare per dimostrare chi siamo e che siamo bravi per concludere al meglio la stagione”: così Allan a fine primo tempo, quando il Napoli era in vantaggio contro un'Atalanta che sembrava quasi consegnata a una squadra che si era ritrovata. Poi, Masiello salva sulla linea su Milik, entra Ilicic, il Napoli inizia a spegnersi e nell'ultima mezz'ora c'è una sola squadra in campo. Ilicic e Zapata mettono a nudo tutti i limiti del Napoli attuale, limiti che non sono fisici: sono mentali, ma anche tecnici.

IL CASO INSIGNE - È una squadra che non ha personalità, è una squadra che manca in convinzione. Dopo le polemiche post-Arsenal, Insigne parte dalla panchina. E Ancelotti ha spiegato di volerlo preservare fisicamente per le prossime gare, spiegando subito dopo come Lorenzo si sia allenato bene: francamente, quasi una contraddizione, soprattutto visto il rendimento di Younes e Verdi: due fantasmi nei minuti in cui sono stati in campo. Le speculazioni, ovviamente, aumentano e le giustificazioni diminuiscono nel momento in cui è lo stesso tecnico a parlare di mancanza di attenzione e stimoli. Le voci su un interesse del Milan per Insigne sono vere, così come quelle dell'Atletico Madrid. Le ultime giornate non saranno un test probante per comprendere se strappo c'è stato: perché qualcosa di rotto c'è già e bisogna capire solo se può esser ricucito, Raiola permettendo.

I LIMITI TECNICI - Quando una squadra esce sconfitta e attraversa un periodo delicato, le colpe non sono mai di un singolo. Delle istantanee, però, aiutano a riflettere: da quando Ilicic è entrato in campo, Hysaj non mai riuscito a fermarlo. Quando Milik è stato chiamato a devastare la porta avversaria, non è mai riuscito ad essere il centravanti cattivo come il Duvan Zapata visto ieri al San Paolo. Ancelotti ha spiegato a fine gara come Milik sarà il numero 9 del Napoli della prossima stagione e che dal mercato arriveranno solo degli aggiustamenti. Anche in questo caso, per una squadra che non è riuscito a plasmare e della quale, per sua stessa ammissione è insoddisfatta, sembra un po' troppo povera la risposta per evitare di cadere in contraddizione. Per evitare che sia il Napoli a trascinarsi queste contraddizioni, per una prossima stagione dove sia Ancelotti il primo soddisfatto, serve una strategia chiara, anche comunicativa. “Non sono venuto qui a pettinare le bambole, voglio lottare per vincere” disse il tecnico in avvio di annata: resta da capire se De Laurentiis è pronto per mettergli a disposizione gli strumenti adatti.