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Alla Roma sono andati via Salah, Paredes, Rudiger, Mario Rui e anche Szczesny,  che non è stato trattenuto. Inoltre, le voci su Manolas e, soprattutto, Nainggolan non sono spente. Alla Juventus, invece, sono andati via Dani Alves e Bonucci, è arrivato Douglas Costa, ma anche in casa bianconera le cessioni potrebbero non essere finite, con un clima sempre più difficile. E nelle grafiche che rappresentano, giorno dopo giorno, come potrebbero scendere in campo le varie formazioni del nostro campionato, l'unica, ad oggi, ad esser rimasta invariata rispetto allo scorso anno è proprio il Napoli.

IL DUBBIO - Con un dibattito aperto: un top in difesa, uno che non sia un'ottima alternativa come Mario Rui ma un calciatore top 'alla Bonucci' serve o no per completare questo organico e provare ad immaginarlo, a fine stagione, un passo avanti alla Juve? Conviene partire dai numeri: il Napoli è stata la terza difesa per gol subiti (39), seconda squadra del campionato per tiri subiti (10.2 a partita), ma anche la squadra che con 21 errori difensivi è stata la terza che ha commesso più disattenzioni della scorsa Serie A, preceduta solo da Fiorentina e Palermo in questa poco lusinghiera graduatoria. Come spiegarsi questa discrasia? Come correggere questo che è l'unico vero gap dalla Juventus? L'idea più semplice è chiaramente quella di intervenire sul mercato, acquistando qualche profilo come si diceva alla Bonucci, uno già pronto a sistemare le cose.
LA SCOMMESSA DI SARRI - La realtà, forse, è più complessa. La bellezza del gioco del Napoli si estrinseca nella volontà di tenere palla il più possibile, con una linea difensiva altissima che scappa verso la porta quando il pallone è tra i piedi degli avversari. Un gioco molto difficile da applicare con costanza nell'arco dei novantacinque minuti di durata di una gara. Un modo di stare in campo che privilegia l'applicazione e la disciplina, un qualcosa che mal si concilia con chi vuol imporre presenza e personalità e pretende di imparar poco visto il bagaglio d'esperienza che porta con se. Maurizio Sarri vuole il suo gruppo, vuol vedere in campo quanto faticosamente ha impartito tra ritiri ed allenamenti, ha fiducia in quelli che sente visceralmente come i suoi uomini, sente di poter migliorare con loro la resa difensiva. Dopo aver ottenuto da  De Laurentiis la stessa rosa della scorsa stagione, Sarri sa che l'ultimo step deve arrivare dal suo lavoro. È una scommessa rischiosa ed affascinante, un qualcosa che si deve concretizzare già dalle prossime settimane. Manca, praticamente un mese al primo grande bivio stagionale: quello del preliminare di Champions. Sarà il vero test per capire se la scommessa di Sarri potrà esser vincente e se questa vincita potrà portare con sé quello che a Napoli manca dl 1990 e che la piazza ormai aspetta quasi come qualcosa che naturalmente deve avvenire.