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In un tweet, ieri, apostrofavo come razzista l'atteggiamento della Juventus, ma aggiungo, anche dell'Osservatorio e di chiunque altro, abbia scritto, o già solo acconsentito a pubblicare sul proprio sito, quello che era il divieto di acquisto del biglietto per i nati in Campania in vista del prossimo Juventus-Napoli . “Ma, la Juventus applica le decisioni prese dall'Osservatorio!”: ecco quello che mi hanno detto in tanti risentiti (presunti) tifosi bianconeri: quindi, se l'Osservatorio chiede alla Juventus di escludere quelli di religione ebraica, la Juventus che fa? Pubblica sul proprio sito che ebrei non ne vogliamo? Smettiamola: attivo o passivo, è stato razzismo. Se non partiamo da questo presupposto, se non partiamo da questa certezza, se non ammettiamo a noi stessi che nel 2019 l'Italia è pervasa da sacche di razzismo più o meno latenti, allora avanti non andiamo. E mi sorprende, davvero tanto in negativo, che un club come la Juventus, che per bocca del suo presidente, si candida ad essere alfiere della cultura moderna, dell'integrazione, della globalizzazione, portatrice di una visione europea sul football diversa da quella che tanti scontri ha partorito, abbia acconsentito a pubblicare sul proprio portale quello schifo scritto da chissà chi. “Eh, ma non capisci: sono solo misure di sicurezza”: mai baggianata fu più ridicola, dal momento che il 26 dicembre scorso, ad esempio, il morto c'è stato all'esterno del Meazza, negli scontri tra infami criminali che arrivano allo stadio armati di mazze e martelli. Che c... c'entra la sicurezza con i nati in Campania se dei bastardi (siano essi napoletani, messinesi, trentini o torinesi) si danno appuntamento per creare il panico all'esterno dell'impianto: nulla! Solo che si cerca di tamponare alle mancanze di una macchina statale incapace alle soglie del 2020 di garantire normali standard di sicurezza con misure che mostrano, a mio giudizio, la vera natura di chi le prende e di chi le asseconda.

LE VOCI CONTRO - Questo disastro partorito, credo, da qualche mente già bacata e resa vuota pneumatica dalla necessità delle ferie, ha sollevato un'onda di sdegno fortissima: per fortuna, proveniente non solo da Napoli. Sono felice che c'è un'Italia che ancora si indigna, che non si piega a logiche di potere e di pensiero unico, che ancora spera in un futuro migliore, soprattutto dal punto di vista culturale. Quando l'onda è così forte, quando la Questura di Torino ti mette con le spalle al muro, non puoi che fare un passo indietro, cercando motivazioni e giustificazioni che non meritano d'esser approfondite né ovviamente apprezzate. La caduta è stata pesante: la speranza è che rialzandosi, chi di dovere abbia imparato la lezione.