Prima di tutto, Astori. Nel mentre buttavo giù queste inutili righe, arrivava la terribile notizia della morte di Davide Astori. L'applauso di Marassi all'annuncio del rinvio di Genoa-Cagliari per la sua dipartita, la sensazione di vuoto e di sgomento rendono davvero impossibile andare avanti allo stesso modo. Ciao Davide: ti chiedo scusa se ci permettiamo di continuare a parlar d'altro in un momento così.

Nel momento stesso in cui Dzeko ha messo dentro il terzo gol della Roma al San Paolo sono iniziate le sentenze: ad esempio col bel gioco non si vince, poi anche in Italia serve la concretezza della Juventus, oppure il Napoli è schiavo di se stesso. Sono stati diversi che, in vena di cazzeggio compulsivo e dettati dalla necessità di prendere qualche like in più dopo tempi difficili, si sono divertiti a scrivere cose del tipo: Olanda-Roma 2-4.

RIPASSIAMO IL SARRISMO -  La famosa dicotomia tra due scuole, quella napoletana e quella juventina, in realtà non esiste. Per un motivo molto semplice: quella juventina non è una scuola, ma una strada praticata da sempre quando si vuol vincere, praticata da tempo in Italia e anche in Europa. Il concetto riportato da casa Agnelli dopo gli anni bui è semplice: prendiamo i migliori, razziamo il mercato, facciamoli allenare da chi li gestisce al meglio, usiamo la pressione della nostra storia su tutto l'ambiente calcio e quindi vinciamo. In tutto questo manca il concetto che sta alla base della scuola, quello di insegnare. Cosa vuoi che abbiano da imparare a vincere in Italia i migliori calciatori che giocano in Italia e tra i migliori in Europa? A Napoli è diverso: la gestione Sarri ha fatto crescere tutti. Quanto valeva Koulibaly, quanto vale oggi? Stesso discorso per Ghoulam, Jorginho arrivando a calciatori come Callejon ed Albiol che arrivavano pur sempre dal Real, per non parlare dell'evoluzione da centravanti di Mertens. Sono cresciuti, hanno imparato, ora resta da capire a che livello sono arrivati. Perché non ha senso riepilogare, oggi, i numeri per cui è davvero la Juve l'unica costretta a vincere. E chi parla di fallimento è, semplicemente, in malafede oppure è un esperto del chiacchiericcio del giorno dopo.

L'EREDITÀ - La famosa questione dell'eredità del calcio di Sarri lascia, francamente, il tempo che trova. Il dibattito sulla questione di esser ricordati o meno, di trovarsi nei libri di storia anche se non si vince è stucchevole. Lo avevamo detto, lo ribadiamo: già solo far parlare di sé senza ancora aver vinto è sufficiente per esser importanti quando conta, nel presente. Se questa sconfitta contro la Roma servirà a spegnere qualche riflettore sul Napoli ben venga, anche perché tra poco cesserà anche il chiacchiericcio del day-after.