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Cui prodest? Scriveva Seneca nella tragedia Medea. Il significato è: "A chi giova?". Verrebbe da chiederselo anche nella baruffa scoppiata tra De Laurentiis e Gattuso, immediatamente dopo la sconfitta di Verona (sesta in campionato, ottava in stagione, la metà subite tra le mura amiche), con il presidente che avrebbe chiamato il coach per dirgli che sarebbe cosa buona e giusta se presentasse le dimissioni. 

Faccio fatica a immaginare che il presidente di una squadra attrezzata per vincere la Coppa Italia e l'Europa League, oltre a essere in corsa almeno per la zona Champions, possa determinare lo scompiglio all'interno di uno spogliatoio che, non più tardi di un anno fa, aveva dato vita a una clamorosa e raramente vista insubordinazione. 
"Cui prodest?", ma davvero al patron del club azzurro può giovare un attacco così potente al suo allenatore a stagione in corso? Davvero gli giova in termini di risultati stagionali che un quotidiano a lui vicino scriva che "si aspetterebbe le dimissioni di Gattuso?". 

Oppure il rendimento di questa squadra può migliorare se messa a conoscenza che il suo allenatore sia stato delegittimato, con il totoallenatore che impazza per sostituire Ringhio in panchina? E' comprensibile se De Laurentiis ha cambiato idea, che non gli piaccia più Gattuso, proprio adesso che le parti avevano trovato il punto di incontro per la firma del contratto biennale a favore del coach calabrese. Ed è pure nella norma che il presidente cominci il casting per la prossima stagione, contattando Allegri piuttosto che Benitez, Mazzarri o Spalletti, ma pensando in realtà ad altri profili: Juric, Italiano e Dionisi sono quelli ai quali vorrebbe affidare il Napoli della ricostruzione con fondamenta più giovani. 
E' legittimo da parte sua, perché le spese folli del calcio non sono più sostenibili ai tempi del Covid-19 e con gli stadi chiusi per l'intera stagione 2020-2021, però in ballo ci sono i 40 (e più) milioni che il Napoli incasserebbe dall'accesso ai gironi di Champions League. E questo clima da lunghi coltelli non agevola la ricorsa verso questo obiettivo. Anche se De Laurentiis non è il tipo che rivoluziona i suoi progetti, ora qualcosa dovrà fare, perché non immaginiamo che la stagione possa concludersi positivamente con un tecnico infuriato per l'attacco ricevuto dal presidente, per le mancate smentite su ciò che si legge nei giornali, perché Gattuso sarebbe distratto dai colloqui con gli altri club interessati a lui e dovrebbe guidare un gruppo di calciatori che, convinti del ribaltone ormai prossimo, avrebbero la concentrazione ancora più ridotta rispetto a quanto non si veda oggi. 

"Cui prodest?" caro presidente, se prima appicchi l'incendio e poi non corri ai ripari con estintori ed idranti? Lasciare che le fiamme continuino a svilupparsi all'interno dello spogliatoio, significherebbe trovare solo macerie al termine della stagione. De Laurentiis ha una doppia strada percorrere: o smentisce pubblicamente la sua richiesta di dimissioni avanzata nei confronti di Gattuso e gli fa firmare il contratto biennale già pronto, oppure deve immediatamente esonerare l'allenatore e affidare la squadra a un non ben identificato traghettatore. Questo vince e questo perde: è un gioco d'azzardo e ogni mossa nasconde un rischio.