Chissà quante altre volte Maurizio Sarri ringrazierà i napoletani, chissà quante altre volte dovrà ripetere che la verità del suo rapporto con De Laurentiis verrà fuori solo tra tanto tempo, anche perché (doveroso aggiungere) ci sono clausole legali che impongono certi silenzi. Chissà se diversi milioni di tifosi del Napoli rimpiangeranno Maurizio Sarri, chissà se l'uomo in Blues avrà nostalgia di uno stadio che era ai suoi piedi, anche senza coppe o trofei da esibire in bacheca. “Voglio che il mio gioco faccia divertire il pubblico”: così si è presentato oggi alla stampa inglese: basterà a Londra? No, lì bisogna vincere, se ti chiami Guardiola o se ti chiami Mourinho: a maggior ragione se ti fai chiamare semplicemente Maurizio e sei uno semi-sconosciuto anche alla maggioranza dei tuoi nuovi tifosi.

COSA RESTERÀ? - Se l'incipit è stato scritto tra una costellazione di incertezze, il passato è un ricordo meraviglioso che regalerà per sempre un sorriso sulla bocca di chi lo ha vissuto. Da tifoso o da addetto ai lavori: quel che resta del Napoli di Sarri è un'idea di rivoluzione permanente, di un Comandante che pensava per davvero di sovvertire l'ordine pre-costuituito. Sarri è stato il Che del calcio italiano, un idealista profondamente di sinistra che non sopportava che ci fossero dei padroni del calcio, che stava male al pensiero che Napoli-Juventus fosse giocata in maglia grigia da un lato e gialla dall'altro, aldilà del risultato. Una lotta fatta attraverso un gioco stupendo ed irripetibile, che aveva logorato anche molti dei suoi interpreti: la battaglia è stata impari ed è stata persa. Resta il Sarrismo, resta la gioia di una rivoluzione incompiuta ma che ha restituito Napoli alla cronache mondiali come non avveniva dai tempi dell'ultimo grande rivoluzionario del calcio visto da queste parti, quel folle diez argentino che fece tremare tutti i palazzi.

HASTA SIEMPRE, COMANDANTE - L'era Sarri è stata un'emozione che condensare in poche righe diventa un esercizio impossibile: la storia del Napoli attuale aveva bisogno di andare oltre un calcio che era divenuto inconciliabile con le logiche del palazzo romano, di proprietà della famiglia De Laurentiis, dove si cuciono i fili del destino partenopeo. L'onda dell'arrivo di Ancelotti aveva cancellato per un attimo il Sarrismo dalle menti e dai cuori di chi lo ha vissuto: vedere oggi il Comandante in giacca e cravatta seduto nel cuore della city è stata vibrazione fortissima alle corde del fantasia. Perché gli servirà qualche mese per capire quali saranno gli uomini della nuova rivoluzione, che farà altre vittime (quelli esclusi dalla lotta), che coinvolgerà altri popoli, che cercherà d'imporre la sua estetica nel campionato sarà molto più difficile che gli sarà concesso di esprimersi con volgarità o con battute border-line. E forse, comandante, questa sarà la sfida più difficile da raccogliere.