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E' un boccone amaro da mandare giù a Napoli, ma il 'duello' Ibra-Cavani lo ha vinto il rossonero. Le motivazioni sono diverse e tutte evidenti. La prima è il gol: Ibrahimovic è andato a segno al 27' del secondo tempo girando alla perfezione di testa un cross di Oddo. Dall'altra parte Cavani non è riuscito a pungere restando a bocca asciutta. Secondo punto: Cavani non ha brillato, l'uruguayano è sicuramente un po' stanco e contro il Milan non ha fatto la differenza come ha abituato. Le sue prestazioni sono sempre state fondamentali per gli azzurri e le sue reti decisive. Ieri, invece, è stato Ibra il protagonista della sfida, sia in positivo che in negativo. Lo svedese ha fatto 'innervosire' i tifosi sugli spalti e qualche giocatore in campo con qualche gesto non proprio simbolo di fairplay; ha giocato molto bene ed è andato vicino alla doppietta personale con una splendida rovesciata che, però, non ha superato De Sanctis. Terzo punto: ieri a Cavani non è toccato l'appuntamento con i microfoni, mentre Ibra si è presentato alla stampa, anche a quella locale, che si è fiondata sullo svedese (un'occasione più unica che rara). Una folla di penne, registratori, telecamere e microfoni per 'avere' le parole di Ibra. Pareggiati, invece, i conti degli autografi: tutti e due disponibili con i tifosi al San Paolo, foto, firme e tante richieste per entrambi i giocatori, anche se l'ex del Palermo ha sentito sicuramente più amore vista la particolare stima che il pubblico azzurro ha nei suoi confronti.

Questa piccola classifica non cambia la grandezza di Cavani che, solo per una sera, è rimasto un po' in disparte. Di fronte c'erano i due colpi di mercato più riusciti della stagione, e l'azzurro resta in vantaggio: determinante per i partenopei, che hanno meno campioni sui quali contare rispetto ai rossoneri. In campionato Cavani è già a quota sei gol, mentre Ibra era a due fino a ieri mattina, ma poi si è portato a tre. Inoltre ha siglato ben tre reti in Champions. Fondamentali tutti e due per i loro tecnici, che faticano a lasciarli in panchina. Non a caso Allegri per un momento aveva pensato a una formazione senza lo svedese per farlo riposare, ma poi ha cambiato idea. Gli è andata bene, visto che Ibrahimovic ha messo a segno il gol vittoria, quello del 2-0, che ha consegnato i tre punti al Milan, visto lo spettacolare cucchiaio di Lavezzi che ha accorciato le distanze. Anche Cavani non può essere lasciato fuori: Mazzarri non lo ha messo da parte neanche dopo il doppio impegno con la Nazionale e nel tour de force tra Catania, Liverpool e Milan. Ci provò a Cesena, ma lo fece entrare cambiando le sorti del match e ribaltando lo svantaggio. Ieri, però, la rimonta non è riuscita.

L'uruguayano è arrivato in riva al Golfo accolto da tante aspettative, fiducia e applausi; è diventato l'idolo della folla e ha convinto tutti. Dall'altra parte Ibrahimovic è stato presentato a San Siro sotto gli occhi entusiasti di migliaia di tifosi milanisti e ha promesso di vincere tutto. Ad aiutare Ibra ieri sarà stato anche un po' il campo: la pioggia ha bisogno di fisici prestanti, imponenti, diciamo simili a quelli dell'ex Barcellona, che da vicino sembra 'enorme'. Ma se il fisico aiuta Ibra l'anagrafe è dalla parte di Cavani, che ha soli 23 anni, classe '87, mentre lo svedese è dell'81.
La sfida continua, anche perchè il campionato è ancora tutta da giocare...