Definizione di feticcio: “Motivo di un culto o di un rispetto esclusivo, irragionevole e fanatico”. Il Napoli ha ormai conquistato esattamente questo feticcio, quello del bel gioco. In un modo o nell'altro spunta sempre questo “bel gioco”, che è diventata la giustificazione, anche quando le cose non vanno come dovrebbero. “Però gioca bene”, si sente dire. “Di sicuro gioca sempre bene, questo è l'importante”. Sarà anche vero, ma il Napoli non è più lo stesso, e questo luogo comune del bel gioco e di Sarri unico “faro”, sta confondendo, forse, le idee di qualcuno. Anche il Pescara (si dice) gioca bene, idem il Palermo. In questo caso sono giovani allenatori già idolatrati, forse con un po' di imprudenza. Sarri è decisamente più anziano, ma il concetto è simile visto che si è affacciato da poco al grande calcio. Evidentemente il bel gioco non basta, serve qualcosa di diverso. Basta guardare la Champions League: Napoli in testa al girone ma la qualificazione al turno successivo resta a forte rischio. Paradossi di chi sarà costretto a giocarsi il tutto per tutto a Lisbona, dopo aver fallito due volte in casa, col Besiktas prima e con la Dinamo Kiev ieri.
 

Bottino magrissimo per Sarri, partito con i favori del pronostico (grazie all’urna spesso avversa e finalmente benevola) e ora costretto a tornare dal Portogallo almeno con un pareggio. È ancora tutto in gioco, l’ottimismo resta intatto ma la prestazione della squadra non ha affatto entusiasmato. Sul risultato e sulla qualità del gioco “Hanno inciso le notizie arrivate dalla Turchia”, afferma l’allenatore partenopeo. Resta però il netto passo indietro rispetto al secondo tempo di Udine, la conferma ulteriore che la squadra non è del tutto guarita e che continua a pagare l’assenza di una punta centrale, non tanto nel numero di gol segnati (in campionato solo un in meno rispetto lo scorso anno) ma nella costruzione del gioco e nella capacità di imporsi sugli avversari, specialmente nelle partite importanti, comprese quelle casalinghe.