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“Avete sbagliato in Napoli-Atalanta?”: non l'ha ancora mandata giù Carlo Ancelotti, non l'ha ancora accettato che quella gara con gli orobici dello scorso 30 ottobre fu decisa in modo scriteriato da Giacomelli, con un pareggio che ebbe effetti molto pesanti sull'attuale crisi di risultati del Napoli. La risposta di Rizzoli “Si andava interrotto il gioco” non fa altro che esacerbare gli animi e far perdere la proverbiale calma al tecnico partenopeo: “Ok dopo questo posso anche andare via”. Ancelotti, poi, senza violare il silenzio stampa perché parla in un consesso di tesserati ma registrati da media accreditati, spiega che la sua battaglia è contro un utilizzo non omogeneo e talvolta indiscriminato della VAR, con addirittura una presunta e novella sudditanza psicologica non più alle maglie a righe bianconere, ma ad un monitor collegato a telecamere e pc, posizionati poco distanti dal terreno di gioco.

TRA IRA E REALTÀ. Il Napoli si sente defraudato già in diverse circostanze nel corso di questa stagione: anche contro il Genoa c'era un calcio di rigore non assegnato agli azzurri, inoltre lo stesso Rizzoli ha messo in dubbio il rigore che la Fiorentina ebbe nella prima giornata contro gli azzurri per il 'mano' di Zielinski: una notizia che stempera molto anche per il rigore seguente concesso a Napoli su Mertens. Ancelotti è rabbuiato per il momento delicato, ma in realtà fa benissimo a farsi sentire. Carlo ha lo spessore umano e professionale per poter portare autorevolmente la voce del Napoli in certi consessi, ha la forza di poter chiedere (ovviamente, non solo per la sua squadra) che la VAR non diventi il fine, ma che resti il mezzo, che non si ottenga una deviazione sul sentiero della giustizia in campo che, faticosamente, si stava intraprendendo.

CAMBIAMENTO. Senza una vera trasparenza, tra VAR, regole semplici ed efficaci, un effettivo e riscontrabile non condizionamento dei fischietti in campo, voci post-gara che spieghino il motivo di episodi controversi e che possono subire decisioni ancor più controverse, senza questo articolato di novità, allora l'ira di Ancelotti potrà restar tale, le molteplici sollecitazioni di altri club resteranno lettera morta, le ombre sul campionato con tanto di diffamazione per gli arbitri resteranno inalterate. Se l'AIA vuol cancellare la componente massonica, così come sembra, insita al suo modo di essere, allora sarà la stessa classe arbitrale che avrà cancellato gli spettri dal suo interno, restituendo una credibilità che uno come Ancelotti ha messo in discussione già troppe volte in questa stagione.