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De Laurentiis, al momento, pare voglia tenere Carlo Ancelotti sulla panchina del Napoli. Una decisione difficile, la sensazione è che possa essere stata anche piuttosto tormentata. Perché è un Napoli senza coraggio, con poche idee, con una fase difensiva disarmante, con calciatori che si stanno smarrendo uno dopo l'altro. Un Napoli che ha perso il treno per lo scudetto, un Napoli che si può trovare a diversi punti di distanza dal quarto posto, anche perché Roma, Atalanta e Lazio non stanno a gauardare, non faranno molti passi falsi e saranno ancora più affamate da questo inatteso harakiri partenopeo.

LE COLPE DI ANCELOTTI. Carlo Ancelotti, in questo momento, è indubitabilmente, il principale colpevole della crisi profonda nella quale il Napoli è precipitato: tutto questo con un monte ingaggi che per la prima volta ha superato i 100 milioni, rispondendo sul mercato alle esigenze del tecnico. Il Napoli ha la rosa più profonda (anche al netto degli infortuni) della gestione De Laurentiis, una rosa che vale molto, ma molto più dei 19 punti collezionati in queste dodici partite. Sono troppi i calciatori che hanno fatto percepire il loro malessere, troppi quelli che manifestano una profonda inadeguatezza al ruolo che rivestono. Fabian e Zielisnki sono esposti a costanti brutte figure, nonostante sia palese l'incapacità di far filtro e di far gioco con questa coppia in mediana. Il Napoli concede troppo capo agli avversari, soffre i lanci e soffre sulle catene. Manca, poi, un complesso armonico nella fase offensiva, qualcosa che metta la grande qualità offensiva nelle condizioni di arrivare ad un tiro pulito. Inoltre, l'abbozzo di 4-3-3 vero, con Elmas, ha dimostrato che un altro calcio è possibile. Una squadra che non sa difendere e che attacca in un modo nettamente migliorabile ha nel suo allenatore l'anello debole. Ed ora, il palmares non conta nulla, le Champions vinte non contano nulla, il passato glorioso non conta nulla. Conta il futuro, anzi un presente che non può continuare ad esser questo. Un Napoli fuori dalla Champions è un problema che condiziona anche le prossime annate, un'onta della quale Ancelotti non può macchiarsi.