Andiamo subito al sodo: il Napoli può vincere lo scudetto e se lo fa legittima qualcosa di unico, di straordinario, un'impresa che (mi prendo la responsabilità di quello che sto per scrivere) proverà, quasi, ad offuscare il mito del Napoli maradoniano. Perché il Napoli del Pibe era la squadra col calciatore più forte di ogni tempo, con il refolo divino nel mancino, che si nutriva, però, del talento di una squadra che era pari o superiore a tutte le altre che ci sono in Italia. Erano gli anni in cui non si studiavano i fatturati perché non c'era neppure l'idea di farlo. Erano gli anni dove le rose erano standardizzate senza regole federali, dove il salary cap era qualcosa imposto dal buon senso e non dalla Consob. Oggi, tutto questo non esiste più: se ci sono condizioni diverse, allora è giusto sottolineare che l'impresa che Sarri e la sua banda stanno compiendo ha avuto già tante incredibili capacità: prima su tutte quello di cambiare il Napoli stesso.

ADL ATTORE NON PROTAGONISTA - Perché nel patto sancito al termine della scorsa stagione, Sarri, Reina, Mertens e tutti gli altri si sono presi non solo lo spogliatoio, non solo il cuore dei tifosi ma anche la stessa SSC Napoli. Hanno costretto De Laurentiis a spogliarsi (almeno per un anno) del suo legittimo diritto di proprietario che detta la linea della società. La politica l'hanno decisa loro: non va via nessuno, si alzano gli stipendi per quanto è lecito chiedere, si prova a scrivere una storia che sarà tramandata per qualche decina di generazioni, senza badare a sudore e sangue che serviranno. È la rivoluzione propugnata dal comandante Sarri, uno che fa indossare la mimetica persino al suo presidente, costringendolo ad accettare questa inversione socialista nel modo d'intendere il calcio: tutto questo in un club che, da quando il produttore romano si è insediato, vive solo ed unicamente di autofinanziamento, senza emiri o capitalisti cinesi pronti a sovvenzionare.

JUVE, NON CAMBIA NULLA - Se esiste un dio del calcio, allora sarà il Napoli, per queste ragioni, a scrivere il suo nome nell'albo d'oro. Se lo farà la Juve, allora non cambierà nulla. Perché questa Juve è lo specchio di un'Italia che governa e che cambia per non cambiare. Insomma, la Juve è lo specchio della noia e dell'immutabilità che allontana dalla politica come dal calcio, che ti far venire voglia di cambiamento. Ora, il cambiamento ha un nome, un volto ed una sede. Se vincerà la rivoluzione, cambierà anche le regole stesse del modo d'intendere il calcio nel nostro Paese.