Un caos chiamato portiere. Se volesse sintetizzarlo in un titolo da film, Aurelio De Laurentiis avrebbe già pronto come appellare sua fatica cinematografica. La pellicola, però, registra una riproduzione della realtà: non è il vero. Più complesso se con la realtà ti devi scontrare, se devi fare i conti con LE  difficoltà concretE. Perché a meno di un mese dall'inizio del ritiro, a poco più di quindici giorni dai primi test a guida Ancelotti nel centro tecnico di Castel Volturno, il Napoli non ha ancora un portiere. E con la possibilità che Sepe voglia andar via per giocare dopo quasi due anni di panchina ininterrotta allora i portieri da acquistare sono potenzialmente due: il terzo, che pure manca, potrebbe però arrivare dal vivaio per star dentro alla regola della lista a 25.

BUROCRAZIA PARTENOPEA. Si dirà: un titolare ed una riserva si acquistano anche nell'arco di poche ore, poi c'è il 19enne Lunin che potrebbe essere un ottimo investimento per il presente ed il futuro. Tutto vero, ma con un'opposizione forte ed immediata da porre: il Napoli ha trattato Leno da più di un anno e fino a ieri ancora si discuteva della distanza tra l'offerta azzurra, la richiesta del Leverkusen e la relativa irritazione del club delle aspirine per un estenuante balletto di cifre. Tutto questo dopo un infaticabile lavoro svolto dall'ottimo Fabio Parisi che, in qualche modo, ha fatto si che si potessero bypassare la burocrazia dei diritti d'immagine. Un'altra burocrazia, però, quella aureliana è inossidabile (come dimostra Leno dato per vicino all'Arsenal) e si riverbera, comunque, sui possibili affari.
LIMITE INVALICABILE. Sembra quasi d'esser al cospetto di una zona militare, con quella scritta, limite invalicabile, che segna un confine che De Laurentiis non ha alcuna voglia di passare. Perché il limite è un passo verso un modo diverso di gestire il Napoli, in una tempestività che comporta rischi e costi. Ed anche mancati guadagni: perché la gestione ADL stava per far saltare l'affare Jorginho al City, con la richiesta mai cessata di almeno 60 milioni. Un business che solo l'abilità negoziale di Giuntoli e dell'entourage del regista hanno salvato. Se un modello funziona (la gestione economica coniugata ai risultati sportivi hanno un rapporto che merita solo encomi) perché cambiarlo? De Laurentiis resterà, allora, della sua convinzione. Resta da capire se sarà la stessa linea di un tecnico abituato a standard operativi ben diversi.