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Le magie con la maglia dell'Italia sono state disegnate poche ore fa con un numero pesante, quello appartenuto a gente come Baggio e Totti: quella 10 che Lorenzo Insigne ha dimostrato e ratificato di poter indossare con la personalità di chi ha raggiunto la maturità per saper amministrare nel modo giusto il proprio talento. Amministrare ma anche far esplodere nel modo giusto, facendo sentire la propria voce in campo e fuori da vero leader. Eppure, è stato un percorso difficile quello di Lorenzo, uno che a 26 anni non ha mai avuto la strada spianata. Partendo da quando era nel settore giovanile del Napoli: la statura, quella fisicità che mancava rappresentava il motivo per cui faceva tanta panchina, nonostante un talento già pazzesco. Poi, i prestiti, quell'anonimato che iniziava a pesare e solo l'incontro con Zeman per sbocciare definitivamente. I primi anni a Napoli sono stati anch'essi davvero complessi: qualche fischio di troppo nel proprio stadio, un rapporto non sempre straordinario con un pubblico che ora lo idolatra. E che ora, con una spinta importante attraverso i social, chiede che gli venga data la maglia numero 10 del Napoli: quella che è stata usata l'ultima volta in Serie C, quando era obbligatorio utilizzarla. Lo score della seconda parte di stagione, la continuità mai avuta prima, l'esaltazione agli ordini del ct Ventura che lo ha messo al centro del suo progetto. Un cammino che si è fatto in discesa solo ora, dopo tanti anni di difficoltà, con il rinnovo di contratto che ha cementato un amore quasi inscindibile con la città di Napoli. Ed ora quello che potrebbe essere l'ultimo passo: indossare la 10. Un'idea che è affascinante, ma anche pericolosa e forse anche inutile al raggiungimento del vero obiettivo: quello dello scudetto. Insigne oggi avrebbe la maturità per reggere sulle spalle un peso enorme, ma perché gravarlo di questo fardello proprio ora che si sta esprimendo con questa serenità? Perché costringerlo a vivere, domenica dopo domenica, un paragone che i due mostri sacri del nostro tempo, Leo Messi e Cristiano Ronaldo, non potrebbero mai neppure provare a reggere? Perché cambiare ancora l'ottica del pubblico del San Paolo costretto a ritrovarsi quella 10 davanti senza poterla vedere sulla pelle del suo 'D10S'? Qualche anno fa anche io avrei voluto vedere rispolverata la 10, proprio sulle spalle di Insigne: ora, questi interrogativi, ma soprattutto la prospettiva concreta che il Napoli possa lottare con la Juventus per il titolo quasi impongono una virata netta. Meno pressioni ci sono sul Napoli e su ogni singolo, più ci sono speranze di una corsa vera, punto a punto con chi da sei anni impone la sua legge nei confini nazionali.