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Ha fatto piacere vedere il Napoli vincere in rimonta a Genova, alla vecchia maniera. Dopo che la squadra di Delneri era riuscita a passare in vantaggio per ben due volte (e non segnava da tre turni), qualcuno già temeva il peggio. Se gli azzurri avessero perso a Marassi la crisi sarebbe stata ufficialmente aperta. Invece è venuto fuori il Napoli dei bei tempi, quello dei contropiede furiosi e della voglia di vincere ad ogni costo. Stavolta il 'revamp' non è stato dovuto solo all'orgoglio e alla compattezza del gruppo, ma anche alle mosse di Walter Mazzarri. L'allenatore partenopeo ha dimostrato di saper leggere la partita, togliendo Maggio per Mesto e trasformando il modulo in un 4-3-3 (dal 3-4-1-2 originario) per sfruttare le qualità di Lorenzo Insigne, entrato al posto di Pandev infortunato. La soluzione è stata decisiva, perché il Genoa ha perso punti di riferimento e si è ritrovato schiacciato nell'area propria. 

Il nuovo modulo ha messo davanti un tridente pericoloso, con Hamsik, Cavani e Insigne, non a caso tutti a segno, e ha fatto venire l'acquolina in bocca ai tifosi, desiderosi in modo malcelato di vedere qualcosa di nuovo in campo: non soltanto il solito modulo e i consueti giocatori utilizzati fino allo stremo, quindi. Ma se il Napoli ha vinto è stato anche grazie all'ottima prova di Mesto, che alla terza presenza in campionato e alla settima complessiva in azzurro ha dimostrato di essere un giocatore valido. Mazzarri è stato bravo a metterlo in campo, è ovvio. Ma allora ci si chiede se l'allenatore sia stato stato altrettanto bravo a tenerlo fuori fino a questo momento. Il tecnico ha delle gerarchie precise, rigide, che servono a non creare una pericolosa anarchia che può generare solo confusione e dissapori nello spogliatoio (vedi la Roma di Zeman). Mazzarri fa giocare chi merita di andare in campo. E probabilmente se il toscano fa giocare poco o non fa giocare affatto certi calciatori non è perché non 'li vede', ma perché forse non sono in grado di rendere come lui vuole.

Insigne, ad esempio, ha giocato tanto e sta dando il suo apporto. Mesto è l'ultima aggiunta, e si spera possa rappresentare una valida alternativa a Maggio. Anche se un po' a singhiozzo, lo stesso Dzemaili combina qualcosa lì a centrocampo. E gli altri? Non ci sono, perché forse non sono all'altezza delle aspettative di Mazzarri e di ciò che lui chiede alla sua squadra. Il 4-3-3, si diceva, piace ai tifosi. L'ultimo gol di Insigne ha ricordato quello di Lavezzi al Cagliari, sempre nei minuti di recupero. Ma attenzione alle suggestioni: Insigne non è il Pocho, e il Napoli ha bisogno di molto di più per competere davvero con la Juventus. Mazzarri sta gestendo molto bene questo ragazzo, dandogli spazio ma togliendogli responsabilità. E soprattutto ha risolto con maestria l'equivoco tattico di un Insigne che avrebbe potuto giocare al posto del Pocho. Le sue caratteristiche sono altre, e Mazzarri lo sa.  Guai a pensare ancora al passato. Basta 'Pocho' per rimanere delusi.