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Petagna già preso, poi Jovic, Belotti e tutti gli altri calciatori sondati, cercati, approcciati. Intanto, le trattative per il rinnovo di Milik sono ferme, anche quelle attraverso mail e call conference: posizioni troppo lontane, forse anche poca voglia di venirsi incontro con un club, come il Napoli, con il quale si è creato un binomio fatto di gioie e dolori, soprattutto fisiche, con i due crociati rotti.

E poi le critiche mosse, anche umilmente da chi scrive, di un giocatore forte, importante, con tecnica, intelligenza, potenza ed un grande calcio. Ma, spesso, assente nei momenti decisivi: un esempio su tutti, la Champions, mai davvero incidente. Con il Napoli, finora, sono state 109 le gare con 46 gol e 5 assist: una partecipazione di spessore: inequivocabilmente è così. Con il solito dibattito: i gol si contano o si pesano? Bisogna guardare alla media o alla capacità di esser decisivo? Perché per Milik questa dicotomia è più spiccata che per altri grandi bomber.

MEGLIO DIVIDERSI -  Cavani al PSG, Higuain alla Juventus: i predecessori di Milik hanno avuto ruoli da protagonisti in club di spessore, c'è da ammetterlo, superiori al Napoli per certificare il valore altissimo raggiunto. Questo step, Milik, non lo ha fatto: Milan, Siviglia, Schalke, questi sono i club che hanno messo nel mirino il polacco. Il Tottenham lo potrebbe acquistare, sì, ma come alternativa a Kane qualora l'inglese dovesse restare. Insomma, c'è la sensazione che Milik debba ancora fare uno step per consacrarsi, quella che a Napoli non è arrivata nonostante le 51 volte alle quali ha partecipato ad un gol azzurro: e che potrebbe non arrivare neppure nelle prossime stagioni.
SI' A JOVIC - Così facendo, viene a mancare la sensazione stessa di avere quella macchina da reti che possa trasformarsi in plusvalenza o in valore aggiunto determinante, come è nella mission impostata da sempre da De Laurentiis per alimentare la crescita societaria. Ed è per questo che è meglio dividersi, per far sì che il Napoli possa trovare quell'attaccante che possa crescere e consacrarsi in azzurro (pensando in particolare a Jovic), lasciando a Milik l'ultima chance, quella di diventare un top in una piazza che non gli metta quella pressione che a Napoli, finora, non è riuscito a sopportare fino in fondo.