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Ad inizio stagione, si diceva, attraverso Carlo Ancelotti, che il Napoli era pronto per lottare per vincere: oggi, il Napoli ha un unico obiettivo, prima ancora della salvezza. Tornare ad essere una squadra, tornare ad essere un fattore che coaguli attorno a sé i tifosi, tornare a pensare ad essere una una società che fa calcio e non politica. C'è una scena che spiega tutto: minuto 51, Insigne coglie il palo, il quindicesimo stagionale. Chiede, sullo 0-1, l'aiuto del pubblico: viene subissato dai fischi. Da lì, finisce la partita del Napoli, di Gattuso, di Insigne e degli uomini in campo: un disastro sportivo, una porta sull'abisso che si chiama lotta per non retrocedere. “È venuta fuori una prestazione imbarazzante e io sono il primo responsabile. Squadra in confusione e piatta. Abbiamo fatto il solletico, grande confusione, con mancanza di veleno e voglia. Durante l'allenamento, la squadra da tutto ed è difficile dare una spiegazione, non ci può stare che una squadra di Gattuso non tiri fuori una scarpata, non prenda un'ammonizione. Non tutti hanno capito in che situazione siamo messi”: Gattuso smette di essere Ringhio, non c'è neppure l'ombra della grinta, con lo sguardo basso di chi si sente frustrato. Di chi, forse, inizia a chiedersi se si sente l'uomo giusto per trascinare fuori il Napoli da questa situazione.
L'ULTIMA CHANCE. “In questo momento dobbiamo giocare da squadra e non con la puzza sotto il naso. Dobbiamo fare qualcosa di diverso. Per come vogliamo giocare non sta arrivando nessun frutto”: Gattuso segna la strada, cerca di dare a se stesso ed al Napoli l'ultima possibilità prima del baratro. Perché il baratro è possibile, perché arrivano Lazio e Juventus ed è terminato il tempo delle alchimie. Che sia anche palla lunga e pedalare, che sia il calcio più semplice del mondo, che sia anche una squadra bassa, che smetta di essere bella, che possa correre anche meno, che provi a superare gli steccati mentali devastanti che si ritrova, con il pubblico che non fa altro che decuplicare questi limiti. Contro la Lazio, in Coppa, si vedrà un Napoli diverso, meno alchemico, meno complesso: la grande bellezza è morta. Ora, c'è la consapevolezza che bisogna risorgere: il come tocca a Gattuso scoprirlo dopo il ritiro.