Se c'è una storia che può essere definita senza mezzi termini come il manifesto di un rapporto fondato sul dualismo amore-odio, è sicuramente quella tra Max Allegri e la tifoseria juventina. Una storia cominciata ormai quasi quattro anni fa, che ebbe un inizio alquanto convulso e confusionario, perché partiva all'improvviso, in modo inaspettato sulla scia della clamorosa rottura tra Conte e la Juve. In quei giorni di luglio del 2014 sembrava assurdo che Allegri potesse prendere il posto di Conte, per una serie di motivi: perché veniva visto come uno scarto del Milan, perché non era reputato minimamente all'altezza del suo predecessore, in virtù soprattutto del clamoroso scudetto perso da tecnico rossonero contro la Juve - più outsider di sempre - del 2012. Perché soprattutto fu odiatissimo a causa dell'atteggiamento che tenne nel corso di tutta quella stagione nei confronti del suo rivale Conte (dal caso Muntari in poi), e quindi era ovvio che al suo arrivo a Torino fosse accolto con il famoso striscione “Noi Allegri non lo vogliamo”, anche perché sembrava un anti juventino a dir poco convinto. Persino i tifosi delle altre squadre erano convinti che quello era un matrimonio che mai e poi mai si sarebbe dovuto fare per la Vecchia Signora, in primis i tifosi romanisti che in quei giorni di inizio ritiro erano sicuri di avere mezzo scudetto già in tasca.

La storia però, come ben sappiamo, è andata molto diversamente, e in questi 4 anni Allegri ha fatto meglio di chi lo ha preceduto, conquistando 3 scudetti e 3 Coppe Italia consecutive, 1 Supercoppa di Lega e ben due finali di Champions League. Un ruolino di marcia che per frequenza di successi non si era mai visto prima nella storia bianconera. Eppure, nonostante ciò, accade che ogni qualvolta la Juve perda una finale o faccia un passo falso in Europa, c'è un'ala oltranzista della tifoseria, che puntualmente riemerge in tutta la sua virulenza anti-allegriana. E' accaduto nuovamente questa settimana, dopo il pareggio in casa contro il Tottenham, proprio quando il tecnico toscano sembrava finalmente aver pacificato il popolo bianconero con la lunga striscia di vittorie invernali. Gli vengono imputate le solite accuse, e cioè di essere poco coraggioso e non proporre un calcio offensivo, di accontentarsi di raccogliere il massimo risultato con il minimo sforzo, di non dare spettacolo e di essere troppo sparagnino. Lui del resto non ha fatto molto di suo per mantenere un basso profilo, visto che nella conferenza stampa del post partita ha invocato l'utilizzo di bravi medici per tutti coloro che si lamentavano e che pensano che la Juve possa competere ogni anno per provare a vincere la coppa dalle grandi orecchie.

E forse è proprio questa la chiave di lettura più efficace per analizzare lo strano rapporto tra Allegri e parte dei suoi tifosi, ovvero quell'eccessiva abitudine alla vittoria da parte degli juventini, che ormai danno per scontato il fatto di vedere perennemente cuciti sulle strisce bianconere sia lo scudetto che la coccarda della Coppa Italia alla fine di ogni stagione, dimenticandosi però che ciò avviene in un particolare momento storico della Serie A, dove la concorrenza non è mai stata a livelli cosi bassi per i colori bianconeri. Concorrenza che invece, è di tutt'altro tenore a livello internazionale, dove di squadroni all'altezza della Vecchia Signora ce ne sono anche troppi e che per la stessa non hanno sicuramente lo stesso timore reverenziale che le viene invece riservato in Italia. La Juve di questi ultimi sei anni ha letteralmente banalizzato il suo rapporto con la vittoria, viziando in modo esagerato una tifoseria che era già storicamente fin troppo ben abituata, ecco perché arrivati a questo punto sorge nella mente di chi vi scrive un'ipotesi assurda.

Mai come in questo particolare momento storico, una grande delusione come la non conquista dello scudetto potrebbe essere una meravigliosa opportunità dalla quale ripartire. Solo cosi forse i tifosi della Juve ritornerebbero a capire il peso specifico di una vittoria, solo cosi forse la stessa Juve potrebbe realmente rimettersi in discussione e migliorarsi nel modo giusto. Perché, come disse il grande Carlos Drummond de Andrade, perdere è un modo di apprendere, mentre vincere è un modo di dimenticare quel che si è appreso. Forse è il caso che gli juventini ritornino ad imparare qualcosa, ma avranno mai l'umiltà e la capacità di farlo?


@Dragomironero