Quando i commentatori che vivono le due realtà dall'esterno ne parlano, ricordando il passato illustre di Brescia e Bari, usano la stessa malinconica tenerezza con la quale veniva descritto e trattato il conte Mascetti in Amici miei. Non c'è nulla di più brutto che essere stati benestanti, se non proprio ricchi, e ritrovarsi a chiedere favori ad amici e conoscenti. Una notte a casa del Necchi, un pranzo offerto dal Perozzi, così si barcamenava Ugo Tognazzi in quel film ormai cult del cinema italiano. Fino a pochi anni fa Brescia e Bari erano terre popolate da Baggio e Cassano, Mazzone e Fascetti, Pirlo e Ventola, Guardiola e Zambrotta. Il 6 febbraio scorso era ancora una partita di serie A, l'unica vittoria «vera» di Beppe Iachini dal suo ritorno sulla panchina biancoazzurra. Oggi (ore 12.30 al Rigamonti, tra panini con salamella e crauti e termos di tè e caffè portati da casa, sempre che vengano lasciati entrare...) è una sfida per allontanarsi dalle sabbie mobili che risucchiano in Lega Pro. La ricchezza (o presunta tale) si è trasformata in esposizione debitoria: circa 30 milioni per entrambe. Il San Nicola è una cattedrale nel deserto, il Rigamonti sempre più brutto come sa essere brutto solo uno stadio bulgaro con pochi spettatori.
L'anno del tanto atteso Centenario biancoazzurro si sta chiudendo con un limitato numero di vittorie: sette (Parma, Bari e, si fa per dire, Bologna in A; Vicenza, Empoli, Juve Stabia, unico colpo esterno, e Cittadella in B). In epoca di austerity sono state cancellate anche la tradizionale cena di Natale e i festeggiamenti che pure erano in cantiere per il secolo di vita. Non ci sono soldi, non si può più spendere quello che non c'è. L'intervista rilasciata da Ugo Calzoni al nostro giornale («Ci sono ottimi presupposti per concludere a breve la cessione del Brescia calcio», è il succo) diventa un'oasi per l'assetato. Che è poi il tifoso medio, ma anche quello alto o basso. Perchè la preoccupazione per le sorti di questa società è generalizzata e trasversale. L'epoca Corioni è virtualmente chiusa. Fin che non entra qualcuno in società, si potrà al massimo limitare i danni. Esaltante, no? Limitare i danni significa evitare la LegaPro. Che anche alla luce degli altri risultati (stanno scappando via squadre come Juve Stabia, Vicenza, Cittadella e Crotone) è uno spettro incombente. Ma è anche vero che con una vittoria oggi si scavalcherebbero quattro squadre. La pressione è tanta, ma è francamente eccessivo considerarlo un alibi per giocatori che hanno avuto più di una chance per dimostrare di poter tenere la categoria; per alcuni di essi gennaio sarà il capolinea. Arriveranno forze fresche e chi ha sempre fatto la Lega Pro tornerà lì oppure finirà la stagione in tribuna.
I cinque punti in dodici partite sono il fardello che il Brescia si porta appresso. Appesantito da un cammino casalingo inquietante (due punti nelle ultime sei, tre gol segnati e l'ultima volta in cui i biancoazzurri sono passati in vantaggio a Mompiano è stato nell'ultima vittoria con il Cittadella). Il Bari, due punti in più, ma anche due di penalizzazione, non vince da cinque giornate, ma viaggia meglio in trasferta (13 punti sui 23 senza handicap) che in casa.
Scienza ha perso Daprelà (ematoma alla coscia) e Cordova (problemi muscolari) a metà settimana, Leali (febbre) ieri, El Kaddouri e Berardi (squalificati) già a Varese.
Arcari torna ad essere il numero 1 come gran parte della piazza voleva, Zambelli rientra dalla squalifica dopo tre turni, De Maio e Martinez saranno i centrali, Mandorlini a sinistra. A centrocampo Paghera, Salamon e Budel. Vass agirà da trequartista atipico chiamato a chiudere i varchi in mezzo, in attacco Antonio in appoggio a Jonathas. Sotto coperta, ma pronti ad un maxi sorpasso.