Maryam Tancredi è la vincitrice di The Voice 2018. La 19enne del Team Al Bano (diventato nonno con Romina Power: la loro figlia Cristel ha dato alla luce il piccolo Kay) si porta a casa una vittoria meritata perché è stata l'unica a spiccare in un mare di mediocrità. La sua voce potente e profonda, unita a una storia personale di rivincita e rivalsa verso chi non la riteneva in grado di cantare a causa del suo aspetto fisico, hanno fatto di Maryam l'unica stella di un talent che di "talentuoso" non ha avuto nulla dall'inizio alla fine. Gli altri concorrenti erano scialbi e privi di personalità vocale, Costantino Della Gherardesca ha portato avanti una conduzione insipida e senza enfasi e, infine, i coach (oltre ad Al Bano, c'erano Francesco Renga, Cristina Scabbia e J-Ax) hanno puntato, probabilmente per ragioni di format, più sulla propria personalità televisiva che su un vero e proprio coaching tecnico. 

C'è da sperare che il vero talento musicale ancora da scoprire in Italia esista, ma si tenga solo lontano da questo genere di programmi perché, se ci fermassimo a The Voice, la nostra musica farebbe peggio della Nazionale di calcio e non andrebbe neanche ai prossimi Europei. Europei della musica, domani ci sarà la finale dell'Eurovision 2018 a Lisbona, dove noi quest'anno schieriamo Ermal Meta e Fabrizio Moro, che è un po' come presentarsi in finale del Mondiale con Eder e Gabbiadini coppia d'attacco, scontati e senza fantasia. 

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Meno male che a ricordarci la delusione della nostra assenza da Russia 2018 ci ha pensato la Rai con un promo dell'Eurovision, mandato in onda a più riprese durante la finale di Coppa Italia, dove i due cantautori sono nel tunnel di uno stadio pronti per giocarsi il loro Mondiale. Un siparietto ridicolo mostrato proprio durante quello Juventus-Milan, dove c'è stata chi all'Olimpico (non era semplice a dire il vero) è riuscita a fare peggio di Donnarumma. Il riferimento non causale è per Noemi, che di The Voice è stata coach nel 2013, con la sua terribile versione dell'Inno di Mameli nel pre-partita. Un'esecuzione degna della peggior cover band di Vasco Rossi, con tanto di "poroporoporo" nell'intermezzo e "sì" finale. Tanto che viene da chiedersi che bisogno ci sia di far eseguire l'inno a cantanti pop se non si riesce a trovare voci più pulite ed emozionanti, come invece sanno fare benissimo negli Stati Uniti con il Super Bowl (ascoltare ad esempio Pink e Lady Gaga per credere). Decisamente meglio una banda e le voci cariche dei calciatori, ai quali almeno in quel momento è permesso stonare.