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È tempo di bilanci, riflessioni, conferme e saluti. Il calcio non si ferma mai anche ora che è in pausa. Siamo abituati a veder esordire i calciatori, ma le “prime volte” in questo sport sono tante e toccano chiunque. È il caso di Massimiliano Alvini, che il prossimo campionato “esordirà” come nuovo allenatore della Cremonese in serie A.

UNA GAVETTA LUNGA UNA VITA – Non è mai troppo tardi per raggiungere i propri obiettivi. Massimiliano Alvini questo lo sa bene. Quasi 800 panchine prima di raggiungere la vetta della serie A. Sul vocabolario accanto alla parola gavetta, c’è sicuramente il suo nome. Originario di Fucecchio in provincia di Firenze, Alvini si aggiunge alla lista dei tanti allenatori toscani che militano nel nostro campionato. Un percorso nato intorno alla metà degli anni ’90 che ha preso vita prima con gli amatori, partendo dal torneo UISP con la contrada della Ferruzza, per poi arrivare a vincere i campionati di Promozione con Signa e Quarrata fino a portare tra i professionisti il Tuttocuoio. Il cammino continua in Lega Pro dove allena la Pistoiese, ma viene esonerato dopo trenta giornate, per poi passare in Serie C alla guida dell’Albinoleffe piazzandosi al nono e al quinto posto nelle prime due stagioni. Nel 2019 passa ad allenare la Reggiana portandola in serie B dopo 21 anni grazie alla vittoria nei play off di categoria. Gli stessi play off che quest’ anno gli impediranno di portare avanti il sogno. Il suo Perugia infatti verrà beffato ai supplementari dal Brescia. Un viaggio lungo quello del tecnico toscano, attraverso un calcio non ancora pressato e attaccato dal dio denaro. Un calcio fatto di rinunce, sacrifici e gioie che passo dopo passo conducono verso il sogno più grande. Da questi campi si inizia, in questi campi diventi uomo. Per essere campione l’importante è portarseli dentro questi campi. “Non alleno per vivere, vivo per allenare” così dichiara Alvini. Parole che non hanno bisogno di altre parole per essere spiegate. In questa dichiarazione è racchiusa perfettamente l’essenza del tecnico toscano, un artigiano del proprio mestiere. Un allenatore che utilizza le bottigliette d’acqua per ribadire ai propri giocatori le posizioni in campo o gli schemi da utilizzare. Studio approfondito degli avversari, unito ad una preparazione quasi maniacale della partita, fanno di Alvini un tecnico dalle idee chiare. Sin da bambino ha sempre saputo dove voleva arrivare, e ora c’è riuscito. Nonostante tutto a 52 anni, il Mister è la dimostrazione che non esiste un tempo giusto, esiste il nostro tempo.
UN NUOVO INIZIO -  Pensare che in ogni ambito della vita ci siano i raccomandati non è sempre corretto. Anzi spesso può sembrare una bella scusa per non ammettere a se stessi di avere paura, per esempio, di fallire. Il fallimento è umano e come tale va accettato ma non provarci fino in fondo è anche peggio. Alvini è la dimostrazione che “uno su mille” può anche farcela. L’impegno, la passione e la dedizione pagano sempre. La sua vittoria si chiama Cremonese, neo promossa in Serie A, con la quale inizierà il suo cammino nel calcio dei grandi , anche se lui grande lo è sempre stato. Subentrato al posto di Fabio Pecchia, il tecnico toscano ha come sempre le idee chiare. Aggressività, coraggio e dominio. La sua squadra deve avere un’identità ben precisa e affrontare allo stesso modo qualsiasi tipo di avversario. La chiave di tutto è l’empatia perché senza di quella non si trasmette nulla ai calciatori. “Dobbiamo arrivare al nostro traguardo, la salvezza, ma lo dovremo fare attraverso il gioco”. Una bella sfida lo attende, dura e sicuramente in salita. Non resta che aspettare un nuovo fischio d’inizio per vedere la squadra di Alvini all’opera. Per citare un film, dato che il calcio e le pellicole hanno spesso tanto in comune, “l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa. L’importante è quello che provi mentre corri”. E allora non si può che augurare al Mister di trovare ciò che lui desidera ma soprattutto di viversi intensamente quello che sta nel mezzo.