Questa sera a Torino non si gioca solo Juventus-Bologna. C'è anche l'Italvolley contro la Serbia: alle ore 21.15 gli Azzurri cercano una vittoria per ipotecare subito il pass per la semifinale di sabato al Mondiale, altrimenti ci riprovano venerdì contro la Polonia. La finale è in programma domenica sera. 

L'uomo simbolo della squadra è il capitano Ivan Zaytsev, figlio d'arte, 30 anni il prossimo 2 ottobre. Lo Zar, schiacciatore con la battuta più potente al mondo (134 km/h) carica il pubblico: "A Torino chiediamo di regalarci una bolgia, un piccolo inferno per i nostri avversari, che ricordi loro chi gioca in casa. Odio perdere". Come Cristiano Ronaldo, che ha 220 volte i suoi followers su Instagram: 142 milioni a 645 mila...

Zaytsev ama la nazionale: "Ho dovuto aspettare dieci anni di residenza consecutiva in Italia per avere il permesso di indossare la maglia azzurra". Ma ci sono stati anche dei momenti di crisi: come nel 2015, quando fu cacciato dal ritiro insieme ad altri tre compagni di squadra dopo una notte brava e fatto rimpatriare da Rio alla vigilia delle finali di World League; o come nel 2017, quando per un problema di sponsor e scarpe non andò agli Europei. Spirito ribelle fin da piccolo: "Sfidavo i miei genitori e facevo quello che mi andava: uscire, non dormire, anche se di giorno dovevo allenarmi. Poi ho conosciuto Ashling, ci siamo sposati e abbiamo avuto due bimbi: Sasha e Sienna". 

L'anno prossimo ci sarà il Mondiale di basket. L'Italia è al secondo posto nel proprio girone di qualificazione e potrà staccare il pass per la Cina già nei prossimi appuntamenti: il 29 novembre in casa con la Lituania già qualificata e il 2 dicembre in Polonia. Già battuta in questo mese di settembre, così come l'Ungheria, nonostante le assenze degli azzurri NBA Gallinari e Belinelli.  Il CT Meo Sacchetti punta il dito contro l'(ab)uso degli smartphone: "Bisognerebbe avere un rapporto diverso coi social e il telefonino. Alcuni miei giocatori hanno usato il cellulare nello spogliatoio tra primo e secondo tempo di una partita. Non esiste, non si può, mi sono arrabbiato molto. Ho già perso la battaglia a tavola, dove tutti lo portano e lo usano, ma in campo la battaglia non la perdo. Non siamo la Gestapo, ma così non va bene. Ora vediamo il presidente come agirà, magari togliamo la diaria a questi ragazzi e la prendo io... E poi un giorno quando siamo entrati in pullman eravamo 8 e tutti e 8 con la testa abbassata sul cellulare". 

Il tema fa discutere anche nel mondo del calcio. Francesco Totti scrive nell'autobiografia Un Capitano: "Gli spogliatoi sono stati rovinati dai telefonini, in ritiro ognuno si isola in camera sua a navigare e mandare messaggi, così muore il gruppo". Un suo ex allenatore Fabio Capello, ai tempi in cui era ct dell'Inghilterra, lanciò un vassoio contro un muro quando scoprì che un calciatore stava mandando un sms di nascosto a tavola. Van Gaal obbligò i giocatori del Manchester United a consegnargli gli smartphone alla vigilia di un big match. Paolo Di Canio minacciò quando allenava il Sunderland: "Se sento squillare un telefonino, lo lancio nel Mare del Nord!". 

Restando OltreManica, ma cambiando sport, la federazione inglese di rugby proibisce l'utilizzo dei telefonini per tutta la durata dei ritiri. In Formula 1 il ferrarista Vettel è l'antisocial per eccellenza: "Preferisco stringere la mano alla gente". Il suo rivale Hamilton benedice le due settimane di vacanza a Cuba: "Non funzionava niente, finalmente ho ricominciato a guardare in faccia le persone".