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  • Non chiamatelo vice, Milik è il colpo più sottovalutato: Allegri saprà valorizzarlo

    Non chiamatelo vice, Milik è il colpo più sottovalutato: Allegri saprà valorizzarlo

    • Luca Bedogni
      Luca Bedogni
    E se avessimo tutti sottovalutato il colpo Milik? Quello che mi appresto a scrivere non è un articolo dettato dai 5 minuti o poco più disputati dal polacco contro lo Spezia. E se proprio lo volete sapere non è nemmeno perché ha fatto gol che siamo qui a parlarne. È l’approccio con cui si è presentato che sa molto di Juve, è per via di ciò che promette il suo stile di gioco che potrebbe sorprenderci, e sono i suoi numeri ‘impressionanti’, come li ha definiti Allegri, a farci drizzare le antenne. Non mi stupisco quando sento dire al centravanti ex Napoli e Marsiglia che non è arrivato a Torino per fare ‘solo’ il vice Vlahovic. Sua segreta ambizione potrebbe essere addirittura quella di insinuare il dubbio nel tecnico livornese, al quale Milik piace. Si capisce che gli piace. Ora, anche senza vederci dietro questa spy story, anche senza mettere in discussione la titolarità di Dusan, Arek rappresenta un tassello importante della Juve 22/23. Prima del suo arrivo, infatti, delle principali candidate allo Scudetto la Juventus era l’unica senza il doppio centravanti. Dzeko e Lukaku per l’Inter, Giroud, Origi e volendo De Ketelaere per il Milan (senza dimenticare Ibra…), Osimhen e Simeone per il Napoli, solo per citare le prime che hanno completato la batteria degli attaccanti. Due nomi giravano prima che la Signora scegliesse Milik: si era parlato di Arnautovic, se ricordate, poi di Depay. Tre giocatori diversi ma accomunati da una caratteristica che Vlahovic non possiede propriamente: la capacità di legare il gioco e manovrare coi compagni. In questa luce va letto il dopo Morata. 

    IL PROBLEMA DI VLAHOVIC - Per trattare dell’importanza di Milik bisogna partire da un problema puntuale di Vlahovic. Il centravanti serbo infatti ha mostrato a più riprese un limite che le due splendide punizioni recenti non sono riuscite a coprire del tutto. Fatica a gestire certi palloni.

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    Ecco in questa sequenza di due immagini una situazione tipica. Siamo nel secondo tempo di Juve-Spezia, c’è appena stata una respinta lunga proveniente dall’area bianconera e Vlahovic ha fatto un primo controllo positivo di petto. Ora viene il semplice si direbbe. Invece Dusan sbaglia scelta ancor prima che gesto tecnico, e la Juve perde subito la palla. Un circolo vizioso a cui il tifoso juventino è piuttosto abituato.

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    MILIK ALTERNATIVA A PARTITA IN CORSO (E NON SOLO…) - Nei secondi tempi, quando magari si attraversano fasi in cui volenti o nolenti si cede il pallino agli avversari, diventa importante non sbagliare certe sponde, riprendersi la palla e gestirla tecnicamente un po’ meglio, senza per questo rinunciare alla pericolosità. Ebbene Milik in queste cose è chiaramente più bravo di Vlahovic. Quindi è come minimo un ottimo cambio. Eccolo in azione mentre scende a manovrare da centravanti, nel 4-3-3 con cui la Juve ha chiuso l’ultima gara. Kostic lo cerca e scatta in fascia, lui non ha difficoltà a controllarla e girarla a Locatelli, mediando il cambio di gioco verso Di Maria. Non l’avrebbe acquistato a suo tempo il Napoli di Sarri, senza queste virtù sarriane.

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    MILIK INSIEME A VLAHOVIC: COME CON LEWA? - A guardarlo bene, Milik è una strana chimera: sembra un incrocio fra Higuain, Mandzukic e Morata. Un grande mix per Allegri. Infatti ha tutta l’aria del centravanti totale, umile ed efficiente. Per questo motivo è anche molto duttile, sicché all’occorrenza potrà giocare insieme a Vlahovic. Un po’ come fa in Nazionale con Lewandowski dai tempi dell’Europeo 2016.

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    A dire il vero la sua prima apparizione in bianconero è stata proprio al fianco di Dusan. Contro la Roma. Anche solo osservando questa ripartenza qui sotto, si capiscono bene le potenzialità di questa coppia. Perché vederli obbligatoriamente in staffetta quando sono di fatto complementari? Come abbiamo detto, del resto, non si tratta certo di un doppione dal punto di vista tecnico. Milik può giocare appena sotto il serbo in un 4-4-2.

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    Il polacco infatti da quella posizione può legare i reparti, ma quando è ora anche attaccare la profondità, se Vlahovic è impegnato in uno scarico, come in questo caso. 

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    La differenza tra i due la vediamo bene appena dopo, nel prosieguo dell’azione. Non è solo per suddivisione del lavoro e funzioni differenti che li vediamo agire diversamente in questa circostanza, sono proprio temperamenti diversi. Milik è votato al gioco coi compagni. Se allunga la difesa avversaria con un attacco alla profondità non servito, la prima cosa che fa è sfruttare lo spazio creatosi fra le linee per offrire un passaggio utile al centrocampista.

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    Tutto questo, fra l’altro, in un certo senso ‘libera’ Vlahovic, gli permette di concentrarsi su quello che gli riesce meglio. Inoltre rende più vario il modo di attaccare della Juve. Questa posizione che viene ad occupare qui Milik, è molto fastidiosa per il terzino Zalewski, che infatti uscendo su di lui lascia spazio alla sue spalle per McKennie. 

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    Milik e Locatelli si associano (palla avanti-palla dietro) per raggiungere quel target, dopodiché il polacco vola in area ad aiutare Vlahovic. Si può: Allegri ce lo ha detto fin da subito.

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