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Il primo colpo viene battuto in Francia. Come riporta l'edizione dell'Equipe in edicola stamani, i  broadcaster che producono e trasmettono le gare dei due principali campionati nazionali (Ligue 1 e Ligue 2) si apprestano a non pagare quanto dovuto ai club e alla lega professionistica per i diritti televisivi. E il motivo è tanto semplice quanto perentorio: niente partite da trasmettere, niente soldi per pagarle. Chi alzerebbe la mano per obiettare?

Questo sbocco della situazione è atteso in tutte le leghe europee, piazzato come una bomba a orologeria sotto un sistema che troppo ha confidato sulla risorsa televisiva. Sfruttandola al massimo come se dovesse essere sempre presente e potesse crescere all'infinito, e preoccupandosi molto relativamente di patrimonializzare la ricchezza che ne è derivata. Adesso che il flusso va a interrompersi, d'improvviso viene a mancare l'ossigeno.

Tutto ciò s'appresta a succedere in Francia prima che altrove. E non certo perché da quelle parti i broadcaster siano particolarmente agguerriti. Più semplicemente, c'è che la Ligue 1 e la Ligue 2 hanno la scadenza più vicina per il saldo della prossima tranche di diritti televisivi: domenica 5 aprile. Quel giorno va messa all'incasso una tranche da 110 milioni di euro dovuta da Canal+. Che però non avrebbe intenzione di onorare il debito, stando a quanto riferisce il quotidiano sportivo francese. Ciò che aprirebbe un baratro nelle finanze dei club già messe alla prova dallo stop forzato e dall'incertissima prospettiva sul momento in cui sarà possibile ripartire. Una panoramica sulla situazione dei principali campionati europei, proposta dallo stesso quotidiano francese, rende evidente che non vi sia una lega in grado di assorbire il colpo da mancato incasso di diritti televisivi. Ciò che spiega perché mai leghe e club siano pronti a riprendere a qualunque costo e a accettare le gare a porte chiuse pur di riuscire a incassare quei denari.
Ma c'è a nostro parere un altro aspetto che non è stato abbastanza valutato e su cui invece noi di Calciomercato.com stiamo lavorando: quanta parte di quei diritti televisivi è stata già impegnata dai club in cambio di denaro fresco da immettere nel pozzo della spesa corrente? La questione del factoring, che abbiamo iniziato a trattare nel mese di febbraio (qui e qui) potrebbe riservare devastanti sorprese. Perché proprio i futuri incassi da diritti televisivi, oltreché quelli da calciomercato, sono gli asset che le società di calcio si fanno scontare per finanziare l'attività corrente. E chissà quanta parte dei futuri diritti televisivi è stata impegnata dai club delle leghe maggiori d'Europa. Una quantità di denaro già incassata (e forse già spesa) dai club e già anticipata dagli istituti finanziari. Che adesso tifano anche loro in modo sfegatato affinché il campionato riprenda. A porte chiuse, ma anche in cima alle montagne o in bunker sotterranei. Perché, quali che siano le garanzie richieste per cautelarsi dal mancato incasso dei diritti, è tutto da vedere se basteranno per rientrare dall'esposizione.

@pippoevai