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Inter e Milan continuano a lavorare al nuovo stadio, con il dibattito pubblico che partirà domani, mercoledì 28 settembre. Paolo Scaroni, presidente rossonero, e Alessandro Antonello, CEO Corporate nerazzurro, sono intervenuti in conferenza stampa presso lo studio Barabino in Foro Buonaparte: le loro dichiarazioni.

SCARONI - "Ci siamo visti tre anni fa e ricordo che in quella conferenza risposi ingenuamente che lo avremmo fatto molto presto perché Milano è la città del fare. Ci siamo incamminati in questo percorso e proseguiamo con fiducia. Guardiamo in modo positivo al dibattito pubblico che inizierà domani, certo, è un processo che ci ha fatto perdere un altro anno ma se ne usciremo in modo positivo sarà un anno guadagnato. Vorrei focalizzarmi su un punto e spiegarvi perché non si può ristrutturare San Siro, le ragioni sono molteplici ma ve ne dico una: come facciamo a giocare 60 partite l’anno, ogni volta con 60mila persone in un cantiere aperto. Sarebbe pericolosissimo e si creerebbe una situazione impossibile, dove hanno ristrutturato, lo stadio ospitava un solo club e ne avevano un altro vicino. Quando sento, ristrutturate San Siro, penso sempre che chi lo dice non abbia ascoltato abbastanza. La nuova proprietà del Milan è ancora più convinta di quella precedente sul fatto che il club abbia bisogno di un nuovo stadio e mi fanno un supporto tecnico che Elliott non mi dava, perché è un fondo del tutto finanziario mentre questo fondo ha come vocazione lo sport. Chiaramente guardiamo anche oltre la zona di San Siro perché magari scopriamo che da altre parti ci sono dei plus che San Siro non ha. Siamo a uno stadio di studio di fattibilità, quello che poi succederà in fase esecutiva dipenderà dai vincoli e da li si svilupperanno le idee architettoniche. Avevamo scelto Populous (la cattedrale) ma bisogna scegliere le metrature giuste per gli ingombri".
ANTONELLO - "Ristrutturazione urbana con distretto di natura sportiva e valorizzeremo ancora questa vocazione. È un punto di arrivo di una dialettica intrapresa col comune di Milano. I club hanno rimodulato le volumetrie per più di 1/3 del valore iniziale è raddoppiato il verde. Sono tutti elementi che riteniamo di valore aggiunto non sono per i club ma anche per i cittadini. Abbiano risposto alle famose 16 condizioni e le altre addizionali 3. Oggi siamo qui per dire che questa è la versione aggiornata che tiene contro di tutto. Si apre il dibattito pubblico e siamo felici di recepire suggerimenti. L’altro elemento importante da mettere sul tavolo è che i club sono parte di questa città è della vita sociale di Milano, per questo Milan e Inter vogliono investire su Milano anche per la cittadinanza. L’investimento è da 1 miliardo e 300 milioni e garantirà migliaia di posti di lavoro. Gli obiettivi di questo progetto sono di natura sportiva, per competere in campo internazionale e internazionale. Poi c’è un obiettivo di natura sociale e ambientale, quindi di piena sostenibilità, fondamentale per progetti innovativi e in questo Milano si è sempre distinta. L’esperienza che oggi i tifosi richiedono è diversa rispetto a quella di anni fa, oggi vogliono un’esperienza immersiva, con servizi addizionali, che ci avvicinano ai più alti standard europei. L’area sarà accessibile è aperta alla comunità, il progetto rispetterà i più alti standard qualitativi. Un progetto che farà una nuova area di aggregazione sociale alla città di Milano, per rinnovare il senso di appartenenza tra Inter, Milan e la città di Milano. Se il dibattito pubblico dovesse andare male, Inter e Milan potrebbero pensare a uno stadio ognuno per se? Oggi siamo insieme qui per proporre la realizzazione di un uovo impianto che garantisca a entrambi successi internazionali. La storia ci dice che abbiano gestito bene insieme San Siro, è un unicum Europa, ma rappresenta motivo di vanto. Sul campo di San Siro entrambi i club hanno avuto numerosi successi. Il fatto di essere ancora qua a Milano deve fare da trait d'union fra il glorioso passato e il futuro che i club vogliono vivere e trasmettere alle nuove generazioni. Poi la memoria può essere interpretata a livello architettonico. Ci saranno idee che ascolteremo e che vorremo fare nostre con degli architetti che ci aiuteranno. Il vecchio San Siro non lo vedrete più per un motivo necessario, rispettare la riduzione dei volumi. Poi sulla memoria possiamo sbizzarrirci con tante idee. Fa parte del nostro DNA perché i club hanno un legame importante con San Siro e con la città La capienza? Prima della pandemia la capienza media era intorno ai 60 mila spettatori. Dopo la pandemia c'è una partecipazione più ampia. L'idea è di avere uno stadio da i 60-65mila posti, su questo stiamo lavorando".

BEPPE BONOMI - "Progetto approvato dal comune di Milano, tanto che siamo arrivati al dibattito pubblico. Molto spesso si parla di nuovo stadio, ma in realtà la nostra proposta costituisce a tutti gli effetti un nuovo piano di rigenerazione urbana. L’area circostante al Meazza è una ferita territoriale e noi ci poniamo l’obiettivo di ricucire questa ferita dal punto di vista urbanistico. Il nostro caposaldo è una nuova struttura moderna (lo stadio), mirato però a riqualificare anche tutta la zona attorno. Vogliamo realizzare una vera città dello sport, con lo stadio come fulcro ma con una serie di attività insediate nell’ampio area verde che restituiremo alla città. I club vorrebbero spostare i propri uffici lì dove ci sarà la cittadella sportiva".



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