12
Era partito citando JFK, ha chiuso con Che Guevara.  Sinisa Mihajlovic ha delle idee, la capacità di esprimerle e magari anche il coraggio di cambiarle. La sua è stata un’estate calda, una rarità vista la stagione. Alla fine è rimasto alla Sampdoria ed è assai probabile che abbia fatto la scelta migliore: è l’allenatore che maggiormente sta influenzando i risultati della sua squadra, quarto in classifica con un organico sicuramente (e ovviamente) inferiore a quello di Juve e Roma, ma complessivamente meno competitivo anche di quello dell’Udinese di Stramaccioni. Sinisa ha appena vinto un altro derby e risultati del genere a Genova fanno la storia del calcio.  Ha vinto Sinisa perché la sua squadra è organizzata e dall’ex giocatore serbo ha imparato tutto, anche come fruttare al meglio un’arma decisiva: le punizioni. 

La Samp è la squadra di Mihajlovic, come lo fu di due suoi maestri: Boskov ed Eriksson. Stavolta, prima della sfida, ha citato Che Guevara e la “nostra bandiera resterà sempre alta”.  Dopo la vittoria ha pure mostrato che la citazione era farina del suo sacco. E rapido, davanti alle telecamere, ha sottolineato che il Che “non era uno scrittore”, ma un rivoluzionario. Qualche cosa in verità “l’Ernesto” ha scritto, pure delle poesia, ma sono dettagli e avrebbero minato la credibilità dell’allenatore. Quindi denigratori di Sinisa rassegnatevi: è tutta farina del suo sacco, te ne accorgi. Io almeno me ne sono accorto, ho sviluppato una certa sensibilità intervistando decine di giocatori (tutti in prevalenza di un’ottima scuderia di procuratori) i quali sostenevano che Manhattan di Woody Allen fosse il loro film preferito. Beh, posso assicurarvi che almeno sette su dieci non lo avevano mai visto. Sinisa no, raccoglie idee, le elabora e poi le esprime. Sa farsi rispettare, dai suoi giocatori e dai suoi tifosi, che sa pure contraddire, espressione rarissima nel calcio delle società ostaggio. 

Mihajlovic è semplicemente un maschio alfa, comanda il gruppo, il suo è un diritto naturale. E sa stare nel gruppo, alcune volte pure troppo. Perché il nostro di idee sbagliate (o almeno palesemente discutibili) ne ha espresse parecchie.  Fece clamore la sua amicizia con il criminale serbo Raznatovic, la  Tigre Arkan. E  per la morte di un uomo accusato di crimini contro l’umanità Sinisa fece esporre uno striscione dai tifosi della Lazio: “Onore alla Tigre Arkan”.  Sostenne il regime di un criminale come Milosevic, definì il generale boia Mladic “un grande guerriero che combatte per il suo popolo”. Per Mihajlovic la guerra nella sua ex Jugoslavia sembrava non finire mai e in mezzo lui ci buttava pure calci e sputi e insulti razzisti ad avversari come il romeno Mutu e il francese Vieira. 
Poi la guerra è finita anche per Sinisa, è arrivata la scoperta di Kennedy e del Che. Certo, se elogia un suo giocatore (come ha fatto con Gastaldello, capitano escluso dal derby) parla sempre di “un vero uomo”, quasi volesse sottolineare che lui sa giudicare gli uomini e che ne esistono di diverse categorie. Ma è pur vero che quando risponde sul suo vulcanico presidente Ferrero (oggi un mito non solo per la Genova blucerchiata) l’allenatore sa ancora distinguersi dal coro: “Vedremo cosa dirà quando le cose andranno meno bene”. Anche questo è Mihajlovic, uno che in panchina ha fatto il vice a Mancini e poi ha fatto male a Bologna, benissimo a Catania, meglio di quando abbiamo detto nella Fiorentina di Corvino, così e così alla guida della Serbia. Piaceva all’Inter, ma alla fine Moratti e poi Thohir hanno deciso di restare con Mazzarri: probabilmente un bene, per tutti. Piaceva alla Juventus, era uno dei candidati, me lo confessò Marotta e poi palesemente anche l’ex presidente blucerchiato Garrone: “E’ naturale che stia pensando alla Juve e prenda tempo con noi, la cosa bella è che me l’ha detto con chiarezza”, mi disse l’ex numero uno blucerchiato al ristorante Europa, in galleria Mazzini, a Genova.  Peccato che non mi raccontò anche che un paio di settimane dopo avrebbe venduto la società al Viperetta.

Probabilmente se la Juventus avesse scelto di chiudere con Conte avrebbe puntato su Sinisa. Ma alla fine è stato a Conte che ha deciso di chiudere con la Juve. Così Agnelli e Marotta a quel punto dovevano trovare un allenatore più esperto e hanno virato su Allegri. Mihajlovic saprà aspettare, magari deciderà di fare grandi cose con la Sampdoria, l’avvio promette benissimo. Ma tra dieci anni vedrete che il maschio alfa farà ancora parlare di se e avrà vinto molto e sarà capace di fare in panchina quello che in campo non gli è mai riuscito: superare il suo amico Roberto Mancini. Scommetto una cena, al ristorante Europa.    

Giampiero Timossi (giornalista Il Secolo XIX)
Su Twitter: 
@GTimossi

LEGGI GLI ARTICOLI DI TIMOSSI ANCHE SUL SUO BLOG