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Il 26 settembre del 1905 in una Vienna che rapidamente sul finire del secolo precedente era diventata uno dei centri culturali più importanti d'Europa, scossa dalle nuove teorie di Freud e dall'affermazione dello Jugendstil, nasce Karl Rappan considerato l'inventore del verrou, il modulo di gioco calcistico che ha caratterizzato buona parte del XX secolo.

UNA CARRIERA NORMALE - Di certo Rappan non si sarebbe fatto ricordare per le sue sole doti tecniche. Infatti la carriera di Rappan da calciatore non è di quelle sfavillanti e non è diversa da altre migliaia di calciatori: trafila nelle giovanili del Donau e quindi passaggio nel 1924 al professionismo giocando per l'Admira. A Vienna gioca sino al 1930 anche per le altre principali società cittadine, l'Austria e il Rapid, quindi nel 1931 si trasferisce in Svizzera, al Servette, con il doppio incarico di giocatore-allenatore. Sin qua nulla di eclatante, ma durante la sua esperienza al Rapid Rappan gioca un'amichevole contro il Grasshoppers, un'esperienza che finirà con il cambiargli il destino. La sua successiva carriera di allenatore è figlia di quell'esperienza e grazie a quella e alla variante tattica che introdurrà verrà ricordato per sempre, oltre ad aver inventato un torneo estivo – il Piano Rappan – antesignano della Coppa Intertoto.

DAL METODO AL CATENACCIO - La storia del calcio è scandita anche da date che sono pietre miliari della sua storia. Il 25 giugno 1925 è senz'altro una di quelle, definita dal fratello di Hugo Meisl, Willy, “fateful”, fatale per le sorti del calcio. Sappiamo che il 25 giugno 1925 l'International Board per rendere più spettacolare il gioco modificò la regola del fuorigioco, statuendo che per considerare un giocatore in gioco occorressero tra lui e la linea di porta non più tre avversari, ma soltanto due. Era un cambiamento epocale e di quel cambiamento il profeta fu l'inglese Herbert Chapman che modificò il primigenio Metodo (Piramide di Cambridge) nel Sistema. Il Sistema diventerà successivamente punto di partenza, origine di un nuovo modulo che Rappan mette a punto nei suoi anni svizzeri e che permetterà alle sue squadre di massimizzare i risultati. Se nel Sistema i difensori erano generalmente tre, Rappan per “blindare” ancor più il reparto difensivo inserisce un quarto uomo, libero da compiti di marcatura fissa e posizionato preferibilmente alle spalle degli altri difensori, in modo tale da chiudere a chiave la propria porta con un catenaccio. E proprio il catenaccio diventa l'immagine di questo nuovo modulo e da qui trae il nome: verrou, catenaccio, in francese. Voilà. I due terzini vengono allargati sulle fasce a controllare le ali avversarie, lo stopper assume come compito quello di marcare a uomo il centravanti e il quarto uomo quello di battitore libero – da qui il nome coniato da quel geniaccio di Gianni Brera – a dare superiorità numerica alla difesa rispetto all'attacco avversario.

DALLE CAVALLETTE ALLA CONQUISTA DEL MONDO (SOPRATTUTTO DELL'ITALIA...) -  Come detto, mentre gioca con il suo Rapid un'amichevole a Zurigo Karl Rappan nota che il Grasshoppers adotta una variante tattica singolare: un calciatore viene tenuto costantemente alle spalle dei difensori a protezione ulteriore del portiere. Ne prende nota e una volta diventato allenatore si ricorderà di quell'esperienza e la adotterà ottenendo importanti risultati. Il mondo intero si accorge di questo modulo in occasione dei mondiali del 1938, quando la Svizzera guidata da Rappan arriva ai quarti di finale, dopo aver battuto la Germania nazista, risultato che avrebbe poi eguagliato nel 1954, ancora guidata da Rappan (e dove eliminerà anche l'Italia, FOTO). Ma il nuovo modulo risulta vincente anche e soprattutto in Svizzera dove Rappan alla guida di Servette e Grasshoppers vincerà ben 6 campionati e 8 coppe di Svizzera dal 1936 al 1950.

In Italia questa variante tattica piace da subito e già all'alba degli anni'40 Mario Villini veste così la sua Triestina e Ottavio Barbieri con il suo “Mezzo Sistema” porta i Vigili del Fuoco di La Spezia a vincere il campionato di guerra. Da quelle esperienze si ripartirà nel dopo guerra verso nuove sperimentazioni tattiche, passando dal “Vianema” di Gipo Viani sino ai vertici toccati nei primi anni'60 dal Milan di Nereo Rocco e dall'Inter di Helenio Herrera.

(Alessandro Bassi è anche su http://storiedifootballperduto.blogspot.it/)