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Il Teatro degli Incubi. Da un certo momento in poi il derby di Manchester giocato ieri sera, valevole come semifinale di andata della Coppa di Lega, ha visto diventare più interessante la cornice del quadro. In campo i Cityzens annichilivano i Red Devils con imbarazzante facilità. E l'autogol che ha portato il punteggio sullo 0-3 dopo nemmeno 40' minuti è stato il momento della massima distanza fra le due squadre: lo strapotere del palleggio esibito dalla squadra di Guardiola sommato alla fantozziana confusione della squadra di Solskjaer. Poi nella ripresa le cose sono andate un po' diversamente, sia pur senza spostare i rapporti di forza. E infine il punteggio di 1-3 lascerebbe immaginare, a chi non abbia visto la partita, che essa sia anche stata riaperta. Tali inganni avvengono perché spesso i Cityzens fanno così. Stradominano ma non sempre traducono in gol la cifra della loro supremazia. Sicché può succedere che buttino via partite quasi vinte, come recentemente contro i Wolverhampton Wanderers (da 2-0 a 2-3, anche a causa di un'espulsione); o che permettano di rimettere in discussione gare prive di storia come quella contro l'Everton di Carlo Ancelotti, autore di un catenaccio fra i più inverecondi visti di recente eppur sconfitto soltanto di misura (2-1).

Ma al di là delle considerazioni sull'andamento della partita, ciò che di maggior interesse ha offerto il racconto televisivo per immagini del derby è stata la trasformazione del Teatro dei Sogni (come Old Trafford è stato etichettato nel corso della sua storia) nel luogo di uno spettacolo raccapricciante per gli spettatori di casa. I quali assistevano attoniti al massacro di quelli che avrebbero dovuto i loro eroi e invece componevano una pattuglia raccogliticcia e inerme. Come se fosse un Colosseo alla rovescia: una crudeltà che dall'arena veniva esercitata contro il pubblico anziché per il godimento del pubblico. Il lungo indugiare della regia sulla panoramica delle facce pietrificate è stato uno spettacolo di qualità persino superiore a quanto accadeva in campo. Una galleria di espressioni impotenti, soggiogate dall'esibizione di una potenza “shock and awe” da parte dell'avversario. Non una parola, soltanto sguardi rassegnati e la voglia di essere altrove. Fosse stata una partita alla PlayStation, avrebbero pigiato reset per decisione unanime. E invece era calcio vero e allora bisognava infliggersi il supplizio fino al termine.

C'è stato anche un momento in cui è stato inquadrato Sir Alex Ferguson. Invecchiato e sconvolto anche lui. E chissà quanti tifosi dei Red Devils, sul momento, avranno pensato che col vecchio santone in panchina le cose potessero andate diversamente. Invece si aveva l'impressione che lui per primo fosse contento di non essere laggiù in panchina al posto di Solskjaer. E intanto che come tutti assisteva inerme al massacro, magari ripensava a quando i rapporti di forza calcistici a Manchester erano opposti, e lui ironizzava sui Cityzens chiamandoli “i vicini rumorosi”. Invece adesso aveva davanti agli occhi il fragore della disfatta. Lui che è stato il principale architetto dell'impero United assisteva impotente all'infierire da parte di coloro che un tempo considerava barbari. L'immagine che più di tutte dava il senso della serata.

@Pippoevai