48
Ora è ufficiale: la Sampdoria va sul mercato. Lo ha rivelato al “Secolo XIX” il presidente Massimo Ferrero, che ha firmato un mandato a vendere (indicando un prezzo vincolante, presumibilmente tra i 55 e i 65 milioni di euro) e ha nominato un advisor (Mediobanca?) con l’incarico di individuare un compratore disponibile a chiudere l’affare nel giro di pochi mesi.

In tempo per consentire a Ferrero di raggranellare i denari necessari per salvare le proprie aziende, in particolare la Eleven Finance, una srl che fa capo alla figlia Vanessa Ferrero, schiacciata dalla mole insostenibile di 121 milioni di euro di debiti. Tra i beni posseduti dalla EF figurano otto locali cinematografici, tra i quali il cinema Adriano di Roma, il Reale, all’Ambassade, al Royal, tutti di Roma e tutti gravati da ipoteche. I cinema erano stati messi all’asta da DoBank, sulla scorta di decreto ingiuntivo del primo creditore procedente, Unicredit che poi aveva ceduto il credito a DoBank, costola della stessa Unicredit nata per gestire i crediti cd deteriorati/incagliati. Ferrero aveva scongiurato la vendita all’asta, ottobre 2018, attraverso l’intervento di MarteSVP, società specializzata in cartolarizzazione, divenuta per l’effetto creditrice di Ferrero per 75 milioni.

I beni in questione, i cinema, non sono facilmente vendibili in tempi brevi e per Ferrero il tempo è tiranno. Da qui la decisione di mettere in vendita la Sampdoria, ultimo asset che può fruttare denaro vero e spendibile in sede di concordato liquidatorio richiesto presso il Tribunale di Roma per la Eleven Finance.  Altre voci debitorie rilevanti riguardano i fornitori (7milioni e 800mila euro) e il fisco (9 milioni).  

Per uscire dall’impasse che altrimenti condurrebbe la Eleven Finance al fallimento, Ferrero il 15 gennaio scorso ha infatti presentato al tribunale civile la richiesta di ammissione al concordato preventivo. Ha sessanta giorni di tempo per presentare un credibile piano di rientro dal debito accumulato, indicando come si procurerà i soldi necessari a tacitare, perlomeno in parte, la massa dei creditori, i tempi e i modi in cui intende fronteggiare le proprie esposizioni. Il giudice avrà altri sessanta giorni per decidere se omologare o non omologare la richiesta, in questo ultimo caso dando corso al fallimento. Per legge i creditori hanno diritto di voto in merito (si chiama concordato proprio perché accordo tra debitore e creditori). Quindi, in caso di accoglimento si procederà secondo i termini del piano, altrimenti si aprirà la procedura fallimentare e i beni ricollegabili a Ferrero (Sampdoria compresa) passeranno sotto il controllo del giudice. La differenza non è di poco conto. In caso di fallimento della Eleven Finance, la società blucerchiata sarebbe messa in vendita ad un prezzo prestabilito da una perizia. E Ferrero non vedrebbe un euro.

Ecco perché il picaresco numero 1 blucerchiato si è infine arreso alla convenienza: la sua. In pendenza della procedura di concordato preventivo, Ferrero potrà trattare in prima persona la cessione della Sampdoria, intascandone il prezzo. Sulla decisione di vendita potrebbe aver avuto un peso anche il concordato preventivo richiesto dalla figlia Michela e respinto dal Tribunale di Padova, per Abaco srl, società che detiene e gestisce un’altra sala cinematografica di Padova. Il tribunale non ha omologato il concordato e ha dato quindi corso al fallimento del piccolo frammento della “galassia Ferrero”. Una galassia contagiata da una crisi di debitoria e di liquidità non rimediabile con risorse interne alla famiglia Ferrero ad esclusione dell’unica società sana e monetizzabile, e cioè la Sampdoria, seppure afflitta da criticità quale il disavanzo in camera di compensazione che non consente il rafforzamento di una squadra in lotta per non retrocedere. 

E già si intrecciano le voci dei possibili compratori: Vialli, Volpi, una cordata capeggiata da un imprenditore ligure, un fondo di investimento. I primi sondaggi sono già in corso, la volontà comune è di evitare la “tarantella” (copyright Di Francesco) che tormentò l’estate scorsa società e squadra, terminando con un nulla di fatto. I tycoons americani Dinan e Knaster, proprietari rispettivamente del fondo York Capital e del fondo Pamplona, rappresentati da Gianluca Vialli, dopo un estenuante tiramolla formularono un’offerta di circa 140 milioni di euro, soltanto 50 dei quali destinati a Ferrero. Il Viperetta disse no. Spiazzato dall’offerta al ribasso di fine settembre, Vialli si è lasciato male con Dinan e Knaster e non è più disposto a rappresentarli, posto che i due siano ancora interessati alla Sampdoria.

I due magnati non disdegnerebbero di investire capitali privati nel calcio italiano e ultimamente si sarebbero avvicinati al Parma. Quanto a Gabriele Volpi, il patron della Pro Recco di pallanuoto che ha fatto fortuna con la logistica petrolifera in Nigeria, si è quasi del tutto disimpegnato dalla Carige (conserva solo una quota simbolica, lo 0,66%) ma è tornato ad investire a Genova, nella ristorazione. E’ solo un labile indizio, però i tifosi ci sperano. Nel 2015 Volpi aveva tentato un approccio con Ferrero e gli aveva indirizzato informalmente una proposta di acquisto della Sampdoria per una trentina di milioni. Ovviamente Ferrero l’aveva respinta. 

Alla fine del marzo 2019 Ferrero aveva rifiutato l’offerta da 120 milioni di euro (80cash+40 a copertura dei debiti) del Fondo inglese Aquilor Capital di Stephan Mardel, che rappresentava tra gli altri il ricchissimo principe saudita Bin Mosaad Bin Abdulaziz Al Saud. Era tutto pronto per l’annuncio della vendita della Sampdoria, all’ultimo momento Ferrero si era tirato indietro. Fino all’ultimo il Viperetta si era illuso di intascare non meno di un centinaio di milioni, senonché il deteriorarsi dei conti del club e il pessimo avvio di stagione della squadra avevano depresso il valore di entrambi gli assets. Spingendolo all’angolo. Adesso ha gettato la spugna.

Un ruolo cruciale nella svolta ha rivestito Edoardo Garrone. Preoccupato dal precipitare degli eventi, l’ex presidente ha rifiutato di concedere nuove fideiussioni a Ferrero e ha fatto pressione su di lui affinché firmasse il mandato a vendere. E Ferrero infine ha ceduto al pressing, anche perché la contestazione dei tifosi si stava facendo assillante. Il prezzo indicato dovrebbe aggirarsi fra i 55-65 milioni di euro, più i debiti (una trentina di milioni). Cifre vincolanti per chi vende e per chi acquista, salvo un minimo margine di manovra nella definizione della trattativa, modulabile in tempi e modi diversi. Il bilancio della Sampdoria è ancora solido nella parte economica ma sconta alcune lacune sul versante finanziario. Le fideiussioni assicurate a Ferrero dalla famiglia Garrone all’atto del passaggio del club al produttore cinematografico non saranno rinnovate. Ferrero sta affrontando un pesante sbilancio della cassa di compensazione di Lega che monitora i movimenti di calciatori sul mercato italiano: in altre parole, senza iniezioni di denaro fresco la Sampdoria ha le mani legate e difatti il mercato invernale procede a scartamento ridottissimo. Murillo, prelevato in estate in prestito per due milioni con obbligo di riscatto a 12, è stato ceduto al Celta Vigo (prestito con diritto di riscatto a 16 milioni).

E’ stato sostituito con Tonelli (prestito gratuito con obbligo di riscatto a 2,5 milioni) e probabilmente ci si fermerà lì. A meno che non si sacrifichi un pezzo pregiato (Caprari) incassando qualche milione da utilizzare per alleggerire l’esposizione in Lega. Neppure il riscatto anticipato (12 milioni) di Zapata da parte dell’Atalanta ha colmato il gap e il sentiero della società resta assai stretto. Senza dimenticare che la squadra è in lotta per evitare la retrocessione e che Ranieri si è espresso in termini critici sull’ipotesi di cedere Caprari. “Salvo che non ne arrivi uno migliore di lui”. Si parla del napoletano Younes, ma sarebbe meglio di Caprari? Frattanto al Ferraris domenica arriva il Sassuolo, (al quale piace proprio Caprari), un avversario da prendere con le molle. Urgono tre punti, altrimenti – per dirla con Ranieri – la Sampdoria torna a sprofondare nelle sabbie mobili della bassa classifica. E in serie B varrebbe molto meno dei soldi sognati da Ferrero.